Cartelle pazze: interrogato l’assessore Causi

Marco Causi, assessore alle Politiche economiche finanziarie e di bilancio del Comune di Roma, e Enzo Leone, amministratore delegato della società Gerit (che gestisce il servizio esattoria nella capitale), sono stati sentiti come persone informate sui fatti dal procuratore aggiunto Franco Ionta nell’ambito dell’inchiesta scaturita da numerosi esposti di cittadini destinatari delle cosiddette «cartelle pazze». Il reato per cui procede la Procura è «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice» articolo 388 del codice penale. In particolare l’ipotesi di reato scaturisce dagli esposti dei cittadini che, pur avendo fatto ricorso al giudice di pace contro multe andate in prescrizione, e avendo ottenuto l’annullamento dalla sanzione, si sono visti recapitare cartelle esattoriali con ingiunzioni di pignoramento e in alcuni casi con pignoramenti effettuati. L’assessore Causi e l’amministratore di Gerit avrebbero chiarito le procedure in atto che determinano l’emissione delle cartelle. In particolare si indaga anche sul «palleggiamento» di responsabilità che starebbe avvenendo tra Gerit e Campidoglio quanto ai chiarimenti richiesti dai cittadini colpiti dalle ingiunzioni di pagamento: in molti casi, secondo quanto si è appreso, la Gerit rimanderebbe a responsabilità del Campidoglio spiegando che la società esattoriale non decide sul merito delle sanzioni ma si limita a esigere crediti. Per ora l’inchiesta è contro ignoti: da accertare comunque saranno anche le eventuali omissioni o disattenzioni che sarebbero state alla base della trasmissione di migliaia di contravvenzioni, verbali, multe e violazioni al codice della strada, alla Gerit, anche quando le stesse multe erano magari cadute in prescrizione o erano state annullate dal giudice di pace. Al vaglio della magistratura saranno i vari archivi elettronici, sia del Comune, sia della Gerit, sia della prefettura. Nei giorni scorsi era giunto l’annuncio, dopo una riunione in prefettura, della sospensione dei pignoramenti.