Cartelli a Recco contro i vu’ cumprà

da Recco

Sono spuntati così, come funghi dopo una notte di pioggia. Sono quindici cartelli, stagliati contro il cielo, minacciosi come vigili armati di penna e taccuino. Sulla loro facciata d’alluminio avvertono chi medita di acquistare avventurosamente merce contraffatta dai numerosi ambulanti che scorrazzano per la riviera carichi di borsette e cappellini taroccati, che rischia un’ammenda fino a 3.333 Euro. È ovvio che per pagare quella cifra per un portamonete di finta pelle simil Vuitton, tanto vale recarsi nell’omonima boutique di via Roma e comprarsi un valigione autentico.
L’idea è del Comune di Recco che, considerata la pioggia di multe che è stata data soprattutto nella riviera di Ponente, ha ritenuto di avvertire i propri concittadini sull’entità del rischio che correrebbero se comprassero una patacca d’imitazione.
Promotore dell’iniziativa è l’assessore alla Polizia Municipale Franco Senarega che ha fortemente voluto i cartelli principalmente per tutelare gli acquirenti avventati ed evitare loro una salatissima multa.
Tuttavia non pare che quei cartelli siano stati bene accolti dalla popolazione. Anzi, hanno sucitato un vespaio di polemiche. Il consigliere di minoranza Alberto Balletto si è lanciato in pesanti accuse contro questi nuovi segnali stradali. Presenterà infatti un’interpellanza contro l’iniziativa che continua a far discutere la cittadinanza recchese. Il punto sarebbe che i soldi spesi per questa segnaletica avrebbero potuto essere impiegati per fini di maggiore utilità, anzichè per una faccenda che il consigliere definisce «ridicola».
Anche se ci sarebbe da chiedersi se è poi così ridicolo per un turista tornare a casa, inferocito come una pantera, dopo una giornata di mare sul litorale recchese, con 3.333 euro di multa per un’acquisto incauto. Senza considerare che le boutiques più eleganti stanno chiudendo una dopo l’altra per il calo delle vendite.