Cartellino giallo Rai a Santoro Ma lui fa la vittima: «Io corretto»

Non c’è che dire, Michele Santoro resta un insuperabile maestro della fantasia. Che pensa anche alla grande. Non più e non solo alla sua prima creatura Annozero ma anche all’ipotesi di un TG-Zero. Straordinario.
Fantasia nel costruire teoremi e complotti, fantasia nell’interpretare fatti e misfatti (ma sempre fatti e misfatti della stessa persona, cioè il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) fantasia sfrenata per acchiappare un po’ di Auditel, non importa se un tanto al chilo. Ma ieri, oltre alla fantasia, ci ha messo dell’altro. Ha reso omaggio, interpretandole al meglio, alle più disparate e disperate teorie del vittimismo che, come insegnano gli psichiatri di mezzo mondo, suscitano sempre attenzione, riescono sempre a fare colpo. Persino a turbare gli astanti.
E così, visto che fare la vittima paga sempre, eccolo, nell’anteprima di Annozero a parlare di se stesso e della sua misera condizione di perseguitato: «Oggi è arrivata una lettera che contiene l’apertura di un provvedimento disciplinare nei miei confronti ma io vorrei rivolgermi al presidente Garimberti, non al direttore Masi che questa lettera mi ha inviato, e voglio parlare a Garimberti perché è stato lui a dire: Annozero può cominciare. Bene, io ritengo che sia dovere dei giornalisti difendere l’autonomia e la nostra identità. Il Cda della Rai può decidere se mettere in onda o no questo programma, ma se ne deve assumere la responsabilità». Vittime su vittime, Santoro riesce persino a tirare in ballo, per aumentare la tensione emotiva degli spettatori, un caso di disperazione, il suicidio di operaio, che era apparso in un collegamento, durante la puntata scorsa.
E questo perché? Solo perché, che tristezza, dietro a quello e ad altri operai campeggiava un significativo cartello-appello: «Annozero: la nostra voce». Ecco, è anche per questo che noi vogliamo continuare a fare il nostro lavoro, vibra nell’acuto, il contrito Michele. «Perché nei telegiornali caro presidente Garimberti quest’urlo di disperazione non si sente» Quindi?
Quindi perché non approfittare dell’occasione per partire con un numero zero del TG-Zero che Santoro sta sognando, un tiggì cioè che possa raccogliere tante altre urla di disperazione?
E per il suo numero zero ecco che Michelissimo l’astutissimo si appiglia all’esposto «per la mancanza di contraddittorio»), che il Pdl ha presentato, ecco ancora un bella dose di vittimismo, nei suoi confronti. «Il Pdl è un grande partito e se ha deciso di rivolgersi all’arbitro ha il diritto di farlo ma ci vorrebbe un Tg-Zero per raccontarvi che l’arbitro è cambiato». Detto e fatto. Il numero zero del TG-zero va in onda subito e subito mette sotto accusa l’arbitro, ovvero il nuovo commissario dell’Agcom, l’Autorità garante delle Comunicazioni, Antonio Martuscello che, dalla speaker del TG-Zero viene di fatto accusato di parzialità essendo stato un uomo di Publitalia, di Forza Italia e quindi inevitabilmente del Cavaliere.
Una bella, ma personalissima lezione-interpretazione dell’autonomia professionale come gli ricorda il direttore del Giornale Sallusti: «La libertà di Santoro deve essere uguale almeno a quella degli altri giornalisti, altrimenti è qualcos’altro è un potere assoluto di fare ciò che ti pare»
Meno male che dopo il pippone vittimistico la puntata può seguire il solito clichè. Che è tutto un rifiuto. La monnezza di Napoli e dintorni e la monnezza politica, mixati ad arte da Nichi Vendola. In cui soccorso corre un Travaglio «gratis» cioè in veste di ospite. Che, partendo dalla casa di Montecarlo, mescola le carte e vuota il sacco delle sue perfidie ingiallite dal tempo: All Iberian, avvocato Mills e presunte offshore di Berlusconi. Scoprendo, alla fine, che il Cavaliere è ricco