«Cartellino rosso» per l’ex arbitro

«Il calcio non è ancora completamente pulito. Il calcio è malato». Lo dice anche Rocco Gattuso, ex arbitro internazionale (in Liguria dirigeva partite di dilettanti, ma è stato mandato anche a «fischiare» partite della serie A in Somalia) e dirigente dell’associazione italiana arbitri. Allora dev’essere vero, perché il libro «Cartellino Rosso», presentato oggi alle 18 alla Fnac, come recita la stessa copertina, «aggiunge un tassello alla rovente polemica di Calciopoli». De Ferrari pubblica il libro di 188 pagine (comprese le note e la legenda per spiegare le sigle usate), che raccoglie i pareri dell’arbitro genovese d’adozione su tutto ciò che ruota intorno al mondo del calcio. Per 18 euro, ci sono i giudizi personali su molte categorie di «attori». Molti giornalisti, ad esempio, finiscono nel mirino dell’ex arbitro perché «colpevoli» tra l’altro di usare termini come «calcio piazzato» nonostante nessun regolamento arbitrale lo contempli; e di scrivere di «espulsione» di un dirigente accompagnatore, mentre dovrebbero sapere che è giusto ricorrere al più appropriato vocabolo di «allontanamento»; o ancora di confondere il terreno di gioco e il campo di gioco come se fossero sinonimi, mentre le carte federali fanno notare la differenza. Gattuso si sofferma anche sui «componenti passivi» del calcio, tra i quali, a sorpresa, compaiono i dirigenti e persino gli allenatori. Non risparmia elencazioni di articoli e di regolamenti. E riporta fedelmente anche le lettere che dimostrano un carteggio avvenuto tra lui stesso, la Federcalcio e l’Aia, con cui non esitò a scontrarsi. Purtroppo questa parte, inedita, finisce per essere l’unica sacrificata dall’autore.