Da Carter a Ronald Reagan. Lo Stato dei record che incorona i presidenti

Ha il primato degli elettori indipendenti, del numero di deputati in rapporto agli abitanti. E di solito chi vince qui è primo al traguardo finale

Sbattono in faccia a tutti la targa, nel New Hampshire. Scritto grosso così c’è il senso della loro vita: «Vivi libero, o muori». È lo slogan dello Stato, il messaggio a se stessi e al mondo. Ce l’hanno nell’anima, nella testa, nel cuore. C’è ovunque. È la frase che disse John Stark, generale della guerra di Indipendenza. Si presentò alla gente del New Hampshire e raccontò il prezzo della libertà: «Vivi libero o muori, la morte non è il peggiore dei mali». Il tempo ha cancellato la seconda parte, non la prima.
Quelli del New Hampshire sono particolari, diversi, unici. Si sentono parte di un mondo loro, non amano che qualcuno gli imponga regole, numeri e codici. Liberi e convinti di essere i migliori, i primi, quelli che danno la linea più dell’Iowa, che scelgono i presidenti. Crescono in un’atmosfera che fa dell’indipendenza di giudizio una verità assoluta, e quando arriva il loro momento, ogni quattro anni, sono esigenti come nessun altro, più di ogni altro. Dicono l’Iowa, invece è qui che forse comincia la vera corsa, perché qui chi vince spesso diventa presidente. Fu il trampolino di lancio per Jimmy Carter, che vi vinse le primarie democratiche nel 1976, e segnò la svolta decisiva nella corsa alla presidenza di Ronald Reagan, che in un celebre dibattito locale nel 1980 mise ko l’avversario diretto, George H. W. Bush, poi diventato il suo vicepresidente.
Gli elettori sono tosti, orgogliosi, individualisti. Nel 1977 l’amministrazione locale ha fatto passare una legge che impone di votare sempre per primi con il metodo del voto segreto, dopo l’assaggio dei caucus in Iowa. Adorano la politica, non amano la catalogazione. Il 38 per cento è iscritto alle liste elettorali come indipendente, spesso si dichiara di idee conservatrici, ma poi approva le unioni gay, come è accaduto solo qualche giorno fa quando il Parlamento locale ha varato una legge che le permette. Il Congresso, sì. Cioè lo specchio di questo Stato: 424 parlamentari per un milione e 200mila abitanti. È l’assemblea più grande del mondo in rapporto alla popolazione. Nel pianeta è la terza di lingua inglese: arriva solo dopo il Congresso degli Usa e il Parlamento britannico.
L’indipendenza è un dogma: il New Hampshire fu la prima colonia americana a proclamare l’indipendenza dall’Inghilterra e la prima ad avere una Costituzione statale. Qui le primarie sono roba seria. Lo capì il democratico Estes Kefauver, nel 1952: toccò tutto lo Stato, girando in motoslitta proteggendosi dal freddo con un cappello di marmotta. Così riuscì a battere nelle il presidente in carica, Harry Truman. Fu la fine della carriera politica di Truman: poco dopo il voto, annunciò il ritiro della candidatura.
Lo sa anche Edmund Muskie, per esempio: era in testa tra i democratici nel 1972. Un giorno convocò una conferenza stampa all’aperto, di fronte alla sede di un quotidiano locale, per protestare contro un attacco dei media contro la moglie. Sotto la neve, col freddo gelido, la gente vide le lacrime sul volto di Muskie. Il «pianto» divenne il titolo dei giornali e dei notiziari radio, poi la parola d’ordine e di scherno della gente per strada. Muskie smentì: «Era la neve che si scioglieva sul mio volto».
Non gli credette nessuno, la figuraccia gli costò la corsa e le speranze. Mai essere freddolosi in New Hampshire: la gente qui ama la neve e il gelo. Al resto dell’America l’ha spiegato Jed Bartlett, cioè l’attore Martin Sheen, il presidente della serie tv West Wing. Viene da Manchester, New Hampshire. È forte, sicuro, intelligente. Adora la neve. È democratico, ma indipendente. Pensa e agisce. È il presidente perfetto, forse. Per questo nel New Hampshire hanno venduto cinquecentomila adesivi: «Martin Sheen is my president». L’hanno attaccato tutti sulla targa.