Una cartolina choc al Quirinale contro il deputato ex terrorista

L’Associazione poliziotti spedisce un collage di foto di vittime dell’eversione: «Via i carnefici dalle cariche istituzionali»

Felice Manti

da Milano

«Ma allora mio papà è morto invano?». Un quesito agghiacciante che campeggia sulla cartolina choc con le immagini di 20 delle 491 vittime del terrorismo indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere che «ai colpevoli di delitti contro lo Stato e contro vittime innocenti non vengano affidate responsabilità istituzionali».
«Viviamo una stagione politica dove la maggioranza di sinistra sembra preferire i carnefici alle vittime», dice Giuseppe Abagnale, presidente dell’Associazione poliziotti italiani e ideatore dell’iniziativa, che vuole essere una risposta «al silenzio della maggioranza di governo». Gli echi del caso Sergio D’Elia, l’ex terrorista di Prima Linea nominato segretario della Camera, non si sono ancora spenti. «Mentre la politica è impegnata con l’indulto, noi vogliamo scendere in campo per coinvolgere i cittadini che, come noi, credono nella difesa dei valori. Chi ha perso la vita per difendere lo Stato e i suoi rappresentanti, non deve essere ucciso una seconda volta. Per questo chiediamo che la memoria sia rispettata e che le cariche istituzionali, specialmente quelle di primo piano, siano rivestite da persone che siano un esempio per i loro valori e i loro principi».
Cinquantamila cartoline sono state già distribuite, altre 200mila sono disponibili nei distretti di polizia. All’iniziativa, che ha già trovato il sostegno dell’Associazione italiana vittime del terrorismo e del Coisp (il Coordinamento sindacale per l’indipendenza delle forze di Polizia) ha dato il suo contributo anche Forza Italia. Il coordinatore nazionale Sandro Bondi e il responsabile del Motore azzurro, Mario Mantovani, hanno deciso di coinvolgere il movimento politico e di sponsorizzare l’iniziativa. «Ci è sembrato doveroso dare il nostro contributo - ha detto Mantovani - a un’iniziativa di alto valore morale e civile che vuole mandare un segnale di sostegno alle forze dell’ordine».
Nel puzzle di fotografie ci sono volti noti, ma anche vittime del terrorismo di cui nessuno più ricorda il nome. C’è il leader Dc Aldo Moro e gli uomini della sua scorta, uccisa il 16 marzo del 1978 dalle Brigate Rosse: il maresciallo maggiore Oreste Leonardi, gli agenti Giulio Riviera, Raffaele Jozzino, l’appuntato Domenico Ricci e il vicebrigadiere Francesco Zizzi.
E ancora: i carabinieri Euro Tarsilli e Giuseppe Savastano, l’avvocato Fulvio Croce, il tenente colonnello Antonio Varisco, il dirigente Lancia Piero Coggiola, il collega dell’Alfa Romeo Renzo Sandrucci, il sorvegliante Giovanni Farina. Ci sono anche i volti ormai familiari del commissario Luigi Calabresi, vittima di Lotta Continua, e del giuslavorista Marco Biagi.
E c’è soprattutto l’agente Fausto Dionisi, vittima dello stesso D’Elia. «Tutto è nato - spiega Abagnale - quando il figlio di un collega, caduto nel corso di un attentato, durante un dibattito sulla concessione della grazia mi chiese: “Ma allora mio papà è morto invano?”. Vorrei che la risposta a questa domanda fosse no».
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