Le cartoline «irriverenti» firmate da De Finis

Le metropoli europee e il loro ironico «vestito della domenica»

Lucio Filipponio

Roma, Londra, Berlino, Milano, Barcellona, Bilbao, Torino, Valencia, Venezia, Beirut, New York... Città postmoderne, postindustriali... Lo sguardo «antropologico» del regista e fotografo Giorgio De Finis, lungi dal prediligere le aree urbane marginali, i «non luoghi», le zone di frangia e di passaggio, anonime, si posa sui nuovi simboli architettonici delle metropoli, gli edifici e gli spazi attraverso i quali la città si mostra (e si offre), gli abiti della domenica, dei giorni di festa.
È la città imbellettata (e mascherata) delle postcard, che attrae visitatori e compratori, la città circo e lunapark che punta su di sé i riflettori e sorride, in mostra presso la Sala Santa Rita fino al 24 marzo.
I 54 ritratti urbani di De Finis, realizzati tra il 2000 e il 2005, ci restituiscono volti dove il sorriso della posa è sul punto di trasformarsi in riso o in smorfia. «Postcards sono le cartoline del XXI secolo, ma un istante dopo. Quando il re è nudo» sintetizza lo stesso De Finis.
L’autore declina con efficacia lo sguardo votato a capovolgere la concezione classica delle cartoline. Postcard, appunto, di metropoli internazionali colte senza trucco, non in posa. Perfettamente a fuoco sono, invece, particolari solo in apparenza minori come volti anonimi, piccioni in procinto di volare, mani che rincorrono altre mani e sullo sfondo magnifichi e grotteschi fondali urbani: a fare la differenza sono gli accostamenti tra i piani prospettici che spiazzano il fruitore.
La bicromia elegante del bianco e nero rafforza il gioco di rimandi alla duplicità della veste postmoderna, dell’antitesi tra primo piano e fondale, del nesso tra cartoline che sanno di già visto e immagini aliene all’iconografia urbana più classica. Urbani, umani & marziani sarà, appunto, il titolo del libro fotografico, raccontato dai testi dello scrittore Sandro Veronesi, che raccoglierà parte del materiale esposto.
Antropologo, regista, giornalista, De Finis collabora con le pagine culturali di quotidiani e periodici. Ha fondato e diretto Il Mondo 3. Rivista di teoria delle scienze umane e sociali e svolto attività didattica e di ricerca presso numerosi atenei.
Le sue fotografie sono state presentate alla Mostra internazionale di architettura e all’Acquario romano. Le architetture e i luoghi fotografati dall’autore tornano anche nel video realizzato per la mostra, Grand tour, un viaggio funambolico per teleturisti nello spirito del Melquìades di Gabriel García Márquez. «Nell’era della globalizzazione e del girotondo, Macondo c'è ancora, ma grande come il mondo» conclude ironicamente Giorgio De Finis.