Un cartone porno sul Vaticano in mostra a Madrid

A un’importante kermesse di arte contemporanea in Spagna viene proposto un film d’animazione con le avventure hard di un falso Papa e del suo «impero del male»

da Madrid

Anno 2046, Città del Vaticano. Il Santo padre, Urbano 69°, ha occhi pallati e cattivi, la dentatura affilata da piranha e volteggia sopra Piazza San Pietro come Superman. Poi, entra nel tempio della cristianità e si accoppia con numerose suore e una pecora, mentre appaiono sulla scena sacerdoti e monache che si masturbano davanti alla massima carica della Chiesa. Non è un incubo blasfemo, ma sono le feroci immagini di un filmato di animazione presentato a una mostra a Plaza de la Luna, nel centro di Madrid. Sono immagini forti che accoltellano alla schiena milioni di credenti e che sono liberamente mostrate in una piazza pubblica. Tuttavia, anche nella Spagna sospinta da Zapatero sulla strada del laicismo più integralista, sono in molti ancora ad adirarsi e a urlare "Basta ya", ora basta.
Il video intitolato The Evil Empire, l'Impero del male, è trasmesso ininterrottamente all'interno di un allestimento e reca la firma di Federico Solmi, 34enne artista bolognese, residente a New York. La mostra che lo ospita è il VII Festival Edición Madrid de Nuevos Creadores, una sorta di kermesse d'arte contemporanea finanziata con 40mila euro dal Comune di Madrid. Ma non piace, suscita rabbia e divide intellettuali e commentatori. Quelli più a sinistra parlano di «una forma di provocazione artistica», mentre per altri è una semplice eresia che va subito cancellata e che rappresenta l'ennesimo, duro attacco alla Chiesa, proprio in un momento delicato come questo. È infatti di lunedì la notizia che il governo socialista di Zapatero, in scadenza il prossimo marzo, ha manifestato l'intenzione di rivedere il Concordato con la Chiesa.
In pratica il premier spagnolo vuole mettere mano agli accordi col Vaticano sanciti nel 1979, nonché vuole rivedere la Legge sulla Libertà religiosa approvata nel 1980 e già indebolita dalla conversione dell'ora di religione nelle scuole in «Educación para la ciudanía», una sorta di educazione civica superlaica, che farà conoscere agli studenti i nuovi canoni della famiglia zapateriana, formata da due «babbi» regolarmente sposati e con figlio adottivo, ma concepito tramite inseminazione artificiale da una coppia di lesbiche che hanno divorziato in un mese. In Spagna tutto questo si può dal 2005 ed è un argomento «tosto» per bambini di sei anni. Come «toste» sono le tegole che stanno cadendo in testa al premier, lanciate proprio da una parte della sua maggioranza socialista che non vuole assolutamente toccare quegli accordi.
Infatti l'operazione di riscrittura del Concordato, la cui prima stesura risale al regime franchista del 1953, ha dato una nuova fiammata al dibattito politico, dopo la controversa Legge sulla Memoria storica. Il premier sta già arruolando le teste migliori del Partito socialista (Psoe) con la benedizione della sinistra radicale di Jesus Caldara (il Diliberto spagnolo) per formare la squadra di quella che sarà la «madre di tutte le riforme», da presentare nel prossimo programma elettorale con cui i socialisti sperano di vincere le elezioni 2008. «Zapatero ignora la nostra storia», scrive El Mundo. «Se, infatti, Franco e, successivamente i governi dell'era democratica hanno sempre considerato la Chiesa come un pilastro fondamentale e di mediazione tra la politica e la società, Zapatero vuole imprimere una connotazione fortemente laica e rivedere ogni aspetto della collaborazione tra potere politico e religioso». «È un'operazione azzardata quella di adattare pienamente il testo costituzionale con il trattato della Chiesa cattolica» scrive La Razón, definendo l'operazione «un progressismo da salotto».
Così mentre le immagini blasfeme di Federico Solmi fanno già il giro del mondo su YouTube, la Chiesa, che a luglio davanti alla riforma della nuova ora di educazione civica, aveva invitato i credenti «a utilizzare ogni mezzo legittimo dello Stato di diritto per resistere», ora rimane in silenzio davanti all'ennesimo dispetto che viene dalla Moncloa: quella volontà dell'esecutivo di rafforzare il «pluralismo religioso», mettendo da parte la Chiesa.