Caruso: Biagi è un assassino

Il no global accusa il giuslavorista vittima delle Br e l’ex ministro Treu: hanno armato i padroni. L’opposizione: intollerabile, va espulso. Il Quirinale: "Indegno". Rifondazione si dissocia

Roma - «Assassini». L’accusa è pesante per chiunque, ma lo è ancora di più se rivolta a un ex ministro e soprattutto a un giuslavorista ammazzato dalle Brigate rosse. Perché uno dei due «assassini», secondo il parlamentare di Rifondazione comunista e leader dei no global Francesco Caruso, è l’ispiratore di una legge «che ha armato le mani ai padroni», Marco Biagi, ucciso dal terrorismo. L’altro «killer» dei lavoratori, per il deputato del Prc, è Tiziano Treu, ora senatore dell’Ulivo. «Ma io non sono un robottino che schiacci un pulsante e parla - ha spiegato poi Caruso al Giornale - è il centrodestra che tende le trappole: chiamano la legge Maroni legge Biagi e anch’io ho detto Biagi, di cui condanno l’omicidio, ci mancherebbe, mi dispiace averlo tirato in ballo. Io parlo un po’ così. Certo, non ho usato un linguaggio molto garbato».

Caruso ha parlato «un po’ così» in una dichiarazione battuta da tutte le agenzie e si è scatenata la bufera. Sarebbero stati Biagi e Treu, ha detto, ad aver ucciso i due operai «Angelo, 35 anni» e «Cristian, solo 16 anni», perché «le loro leggi hanno permesso ai padroni di precarizzare e sfruttare, a discapito della qualità e della sicurezza del lavoro».

Nessuno lo assolve: nell’opposizione, che ne chiede platealmente la testa al presidente della Camera Fausto Bertinotti, ma neanche nella maggioranza, e soprattutto all’interno del suo partito. In serata è arrivata la condanna del Quirinale: le parole del deputato del Prc sono da considerarsi «un indegno vaneggiamento». Romano Prodi non ha commentato ma ha telefonato a Treu per esprimergli «tutta» la sua «solidarietà» e una «ferma condanna» delle parole di Caruso.

Il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore, ha smentito il suo deputato fino a rinnegarlo: «Sono sconcertato dalle dichiarazioni di Caruso e spero si renda conto presto del danno che producono anche a chi lotta contro la precarietà». Subito dopo è arrivato il gelo del segretario del partito, Franco Giordano: «Le parole di Francesco Caruso sono culturalmente incompatibili» con il Prc.
Una distanza anche di comunicazioni: «Ho saputo delle dichiarazioni di Migliore dalle agenzie - ha raccontato Caruso al Giornale -. Voglio puntualizzare che gli assassini non sono Tiziano Treu e Roberto Maroni, dico Maroni perché mi sembra fuori luogo chiamare in causa Biagi. Ma che le loro leggi sono state utilizzate da veri assassini, i padroni. Mi hanno fregato quelli del centrodestra. Hanno usato il nome di Biagi come scudo umano. Ora mi sparano tutti addosso, ma ci sarà una responsabilità politica per tutte queste morti sul lavoro», si è sfogato ancora al telefono. Caruso ieri è apparso però imperdonabile, più di quando provocò con la piantagione di cannabis nelle fioriere della Camera.

La condanna è totale, trasversale. Cesare Damiano (Lavoro) è durissimo: «Le parole di Caruso sono assolutamente demenziali». «Irresponsabili e deliranti» si associa Treu. Furibonda Rosy Bindi: «Mi aspetto una chiara e inequivocabile presa di distanza di Rifondazione». Il ministro del Prc Paolo Ferrero (Solidarietà Sociale) non lo difenderebbe neanche d’ufficio: «Parole completamente sbagliate e sconcertanti, da politica barbara». «Sbigottiti» i verdi.

Ma c’è qualcuno, nella sinistra radicale, che non condanna completamente: «È giusto condannare le politiche liberiste che sono all’origine delle morti bianche - ricorda il coordinatore del Pdci Marco Rizzo - È sbagliato puntare l’indice sulle singole persone».