Caruso: costringeremo Prodi alla retromarcia

Il leader no global: "Il premier ha deciso in modo autoritario. Ma il caso della base non è chiuso, la mobilitazione lo farà riaprire"

Roma - «Pronto! Un attimo, sto gestendo un’occupazione a Porta Pia. Ci possiamo sentire tra venti minuti?». Francesco Caruso, deputato di Rifondazione comunista, non ha, come si suol dire, lasciato la strada vecchia per la nuova. Siede in Parlamento, ma continua okkupare. Vota e presenta emendamenti, ma appena può, fugge da Montecitorio. «Venti minuti, però. Devo andare a Curti, vicino a Caserta, dove stanno sgomberando un centro sociale».
Ora risponde. In treno per Curti: «Scappo dalla Camera quando ne ho la possibilità. Prediligo l’attività sociale al fianco dei movimenti al posto della marea di retorica e di demagogia che sgorga dalla politica ufficiale». Leader dei no global del sud, Caruso va a Vicenza ed è anzi uno degli organizzatori della manifestazione, al fianco dei comitati locali.
Onorevole Caruso, e se fosse stato ministro, ci sarebbe andato a Vicenza?
Risata. «Be’, per me fare il parlamentare è già un po’ compromettente... Credo che avrei rinunciato a fare il ministro, perché mi sarebbero state precluse le attività che continuo a portare avanti».
Che cosa pensa della scelta dei suoi colleghi che non parteciperanno per «ordini superiori»?
«Forse è opportuno che non vengano, altrimenti il dibattito sulla manifestazione sarebbe ridotto alla presenza di tizio o di caio, offuscando i protagonisti veri del popolo della pace».
Ci sarà solo pace a Vicenza?
«Il ministro Amato ha esagerato. Poi ha ritrattato. Ma credo che ci sia comunque una responsabilità da parte degli apparati di governo. Poi ci sono le forze di opposizione, tutte, che cercano di buttare benzina sul fuoco nel desiderio perverso, che accomuna anche parti della maggioranza e i media, di offuscare il significato della manifestazione. È terrorismo psicologico: quando non vuoi dare risposte alle domande dei movimenti, cerchi di criminalizzarli».
Che cosa pensa degli allarmi di Francesco Rutelli?
«Al posto di alimentare le tensioni sarebbe opportuno che ascoltasse di più le voci del suo elettorato, perché queste dichiarazioni alla Rutelli non fanno altro che allargare la forbice tra la politica e la gente. Piuttosto dovrebbe fare autocritica sul modo autoritario in cui il governo ha chiuso la questione di Vicenza. Che poi non è chiusa».
In che senso?
«Tante situazioni che sembravano chiuse sono state riaperte grazie alle grandi mobilitazioni».
Crede che l’ondata di arresti contro le nuove Br nel nord Italia vi abbia danneggiato?
«Non azzarderei ipotesi di dietrologia su questi arresti. Ma credo sia piuttosto meschino l’utilizzo ipocrita di una vicenda che è totalmente scollegata dalla mobilitazione di Vicenza».
Che dice dell’allarme black bloc?
«Domani (oggi per chi legge) ci saranno casalinghe e lavoratori. Persone cosiddette normali. E credo che sia proprio questo a far paura. I black bloc sono un fantasma che si aggira per l’Europa, ma non si vedono mai, e credo che questo rattristi in molti».
La Cgil vi farà il servizio d’ordine...
«Mi sembra inopportuno».
Farete azioni di disobbedienza?
«Domani no. Ma in futuro potremmo stenderci davanti alle pale meccaniche. Non chiedo a Prodi di diventare un rivoluzionario, ma credo che lo scarto tra un governo di sinistra e uno di destra sia quello di essere permeabile alle esigenze della società».
Stamattina (ieri ndr) lei era con Oreste Scalzone all’università La Sapienza. Non gli dispiacciono le sassaiole...
«Sì, ma ha detto anche che non vuole che a Vicenza si bruci nessuna bandiera. È che Oreste è un simpaticone!».