Alla Casa 139 Middleton (Arab Strap)

Approda in Italia Malcolm Middleton, il chitarrista/backing vocals degli Arab Strap, che questa sera sarà alla Casa 139, per incantarla e scaldare l’aria con le note tratte dal suo secondo album da solista Into The Woods. Un titolo anch’esso autunnale, ma, forse un po’ a sorpresa, non totalmente crepuscolare come ci si potrebbe attendere da una “propaggine” degli Arab Strap. Tale non è, infatti, o lo è negli gli arpeggi di chitarra, che suonano familiari e per il ritmo, in alcuni passi; ma entrambi vedono anche momenti di solarità inaspettati, meno decadenti e più ammiccanti a un indie rock con sfumature pop.
Malinconico, a volte oscuro, ma anche leggero e a tratti quasi sorridente, il disco di Malcom Middleton è una sequenza armoniosa di delicati dipinti, arricchiti da nitidi tocchi di piano, e piccoli arazzi impreziositi da unici e preziosi ricami di melodia. Dalle note tristi di Devastation alla ritmata No Modest Bear attraverso gli echi di folk scozzese sottesi alla stupenda melodia di Monday Night Nothing le tracce si susseguono in un crescendo di emozione.
Il disco, per la realizzazione del quale l’autore si è avvalso della collaborazione di Stuart Braithwaite e Barry Burns (Mogwai) e di Paul Savage (Delgados), oltre che dell’altro membro della band di origine, Aidan Moffat (voce ufficiale degli Arab Strap), è piacevole dall’inizio alla fine, così come si annuncia il concerto cui il pubblico italiano potrà assistere, immerso in un atmosfera allo stesso tempo onirica e crudemente terrena, a rappresentare quello che forse già nel disco l’artista ha voluto esprimere: la poetica delicatezza del reale, l’amara, malinconica realtà sottesa al sogno.
Uno spazio per sognare, ma anche per riflettere, un bosco in cui addentrarsi e farsi avvolgere e circondare dal buio, ma anche consolare da raggi di luce che filtrano all’improvviso tra il fitto fogliame, oppure dalla visione di una radura, poco più in là, in cui sedersi e prendere un attimo di fiato, a rinfrancarsi e a considerare il lato più umano e naturale della tristezza e cioè il fatto che non è mai infinita e continua e non è mai amara e deprecabile, ma anch’essa, colpita dalla luce, sa mostrare le sue sfumature e i suoi colori e forse fare meno paura.