Una casa di 60 piani per il nuovo maharaja

Sarà l’edificio più alto di Mumbai (175 metri) E ci lavoreranno 600 domestici

da New Delhi

Un grattacielo privato di 170 metri con vista panoramica sul mar Arabico, tre eliporti sul tetto e un garage per 600 autovetture. È la nuova «casa» che il miliardario Mukesh Ambani, a capo dell’impero Reliance, sta costruendo a Bombay, la metropoli indiana dove metà della popolazione vive in baraccopoli. La torre residenziale, che sarà pronta tra un anno, servirà da abitazione per il «Paperon de’ Paperoni» indiano, per la moglie e i tre figli, più un esercito di 600 servitori. Sarà il simbolo architettonico della ricchezza personale valutata in 20 miliardi di dollari di Mukesh Ambani, ma anche il segno di un'India che aspira a diventare la prossima potenza economica in competizione con il gigante cinese.
In un Paese dove ci sono ancora 300 milioni di persone sotto la soglia della povertà, sta emergendo una nuova classe di «ricchi» che a differenza del passato non disdegnano più i lussi, viaggiano in Ferrari e vestono le grandi firme della moda. Sono i nuovi parvenue indiani che inseguono il sogno di costruire una Shanghai o una Hong Kong nella patria del Mahatma Gandhi. La parabola di Mukesh Ambani e del fratello Anil, che nel 2005 dopo una faida familiare di sono spartiti il colosso dell'energia e delle raffinerie lasciato in eredità dal padre, è quella di un'intera nazione che insegue i ritmi di crescita a doppia cifra della Cina. Dopo l'apertura dei mercati negli anni Novanta, l'elefante indiano si è messo a correre come una tigre del Bengala. Ma sta anche aumentando il divario con quel terzo di popolazione che vive nelle campagne senza elettricità e acqua pulita. Pochi giorni fa, parlando alla CII, la Confindustria indiana, il primo ministro Manmohan Singh, l'economista dal turbante azzurro, aveva lanciato un duro monito agli industriali: «Attenzione a non ostentare troppo la ricchezza perché è un insulto ai poveri, un atto socialmente dannoso e può suscitare risentimento da parte di chi non ha nulla».
Parole che di sicuro sono rivolte alle prossime elezioni del 2009 in cui il partito populista del Congresso di Sonia Gandhi appare in difficoltà, ma che sollevano qualche perplessità sulla sostenibilità del boom indiano trainato dall'industria hi tech. Come gli sfavillanti centri commerciali nei poli del terziario alla periferia di New Delhi o Bangalore, anche il palazzo del cinquantenne ingegnere chimico Mukesh, nato ad Aden, in Yemen, sorge in un mare di degrado e povertà. Secondo i dettagli, rivelati dal quotidiano Times of India, la nuova magione del miliardario (14º nella classifica di Forbes) sarà una reggia da maharajàh. Si chiamerà «Antilia» e sorgerà su un lotto di 4500 metri quadrati nella prestigiosa Altamount Road di Bombay, o Mumbai secondo la moderna dizione. Costerà 500 milioni di dollari. Avrà in totale 27 piani (ma alti come 60 piani di un normale edificio residenziale). I primi sei saranno dedicati ai «garage» con una capienza di 600 vetture. Altri due piani serviranno per il centro benessere con palestre, sale per massaggio e per lo yoga. Il personale, che sarà composto da 600 dipendenti, occuperà altri due o tre piani. Poi ci saranno gli appartamenti per gli ospiti e gli ultimi livelli, con vista panoramica, per la famiglia e in particolare per la madre Kokilaben, rimasta vedova nel 2002 dopo la morte di Dhirubhai, l'ex benzinaio che ha fondato dal nulla l'impero di Reliance, oggi la più grande industria indiana. All'ottavo piano invece gli architetti hanno previsto un giardino pensile con un miniteatro e una zona divertimento. Sul tetto infine gli eliporti con una sorta di «torre di controllo». E naturalmente la piscina.