Casa, 7 miliardi e nuovi posti di lavoro: la Regione mette in cantiere il piano

Ok della giunta a un progetto di legge per chi vuole ampliare gli edifici.
Il Pirellone: &quot;Rilanceremo il settore migliorando il panorama residenziale&quot;<br />

E a chi non farebbe comodo una stanza in più a casa? Dalla Regione Lombardia arriva quello che potremmo ribattezzare il «piano cameretta»: un progetto di legge destinato alle famiglie che intendono ristrutturare e ampliare l’abitazione. Ovviamente per avere i permessi è necessario rispondere a certe caratteristiche: possono allargarsi del 20 per cento gli edifici mono e bifamiliari o gli edifici trifamiliari di mille metri cubi. Se la ristrutturazione contribuisce a migliorare le condizioni del verde o agevola il risparmio energetico, allora si ha diritto a un bonus e si può costruire fino al 30 per cento in più. «L’obbiettivo principale - spiega il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - è quello di permettere una ripresa dell’edilizia, migliorando il nostro patrimonio residenziale ed urbanistico anche dal punto di vista della qualità estetica, ambientale e del risparmio energetico». Così sarà: si prevede infatti di rimettere in moto tutto il settore creando qualcosa come 30mila posti di lavoro, di cui 20mila nelle piccole e medie imprese. Si mobiliteranno all’incirca 6-7 miliardi di investimenti. Insomma, cantieri, muratori, fornitori di materiali e geometri torneranno a lavorare a pieno ritmo. Una bella sferzata contro la crisi. Per avviare i lavori di ristrutturazione, le demolizioni, le riqualificazioni ci sono 18 mesi di tempo, che corrispondono alla durata della legge. Il provvedimento potrebbe essere approvato già entro la fine di giugno, quando approderà nell’aula del Consiglio regionale. Ci sono alcuni punti fermi: non è possibile cambiare la destinazione d’uso degli edifici, non si può intervenire nei centri storici, nelle aree naturali protette, né sulle costruzioni abusive. E i Comuni hanno tempo fino alla metà di settembre per individuare le «zone franche» in cui non verrà applicata la nuova norma. L’assessore lombardo al Territorio Davide Boni (Lega) avrebbe preferito misure un po’ più «strong», ma ha dovuto fare i conti con la coalizione e con gli stessi compagni di partito. «Io rispondo al mio movimento e i vertici del mio movimento condividono il piano - spiega - Del resto bevo quando beve Bossi e mangio quando mangia Bossi. Avrei preferito non avere una legge così perché è frutto di un periodo di crisi, ma è la migliore che si potesse fare». Non ci saranno né colate di cemento, né nuovi mostri edilizi. Anzi, i vecchi edifici saranno rimessi a posto e si calcola che potranno nascere circa tremila nuovi alloggi di edilizia popolare. Saranno recuperati i capannoni o i casali che al momento non sono utilizzati e sotto il profilo energetico si calcola un risparmio di 44 milioni di euro. Il piano ha la benedizione anche dell’Unione Artigiani. Si aspetta quindi l’ok definitivo. I Verdi sono contrari, ma il Pd lascia tanti spiragli aperti: «Sul provvedimento - dice il consigliere Pd, Franco Mirabelli - non c’è un no pregiudiziale. Ne discuteremo con un’unica bussola, valutando se questo provvedimento garantisce il miglioramento della qualità urbana o rischia di comprometterlo».