La Casa Bianca modifica il piano e apre la strada al sì del Senato

Lunedì gli americani erano indignati, ora sono impauriti. Potenza di Wall Street. È bastato il tonfo di 778 punti del Dow Jones per far cambiare opinione a molti degli elettori, che nel fine settimana avevano bombardato di telefonate e di e-mail i deputati della propria circoscrizione sollecitandoli a opporsi al megapiano di salvataggio da 700 miliardi di dollari. I messaggi continuano ad arrivare copiosi, ma ora sono divisi esattamente a metà tra favorevoli e contrari.
Due giorni di tregua politica e finanziaria hanno consentito alla Casa Bianca e al Congresso di ritoccare il progetto, che è stato ampliato con garanzie e sconti fiscali a vantaggio dell'americano medio. Al Senato il clima è meno teso che alla Camera dei deputati e proprio il Senato potrebbe sancire la risurrezione del pacchetto che le Borse di tutto il mondo attendono con ansia. Ieri sera la Camera alta era riunita al gran completo, compresi i due candidati John McCain e Barack Obama, nonché il vice di quest'ultimo Joe Biden.
Il voto era previsto a notte fonda e le ultime indicazioni davano il sì vincente, salvo sorprese che questa volta potrebbero venire dai democratici, i quali non hanno gradito alcune delle misure supplementari. Due in particolare: quella che proroga agevolazioni fiscali alle aziende e quella che stanzia fondi per le scuole rurali in alcuni Stati conservatori. I progressisti sono arrabbiati anche perché alcune delle loro proposte non sono state accolte. Obama si è prodigato per placare il malumore dei colleghi di partito ed è riuscito ad ottenere l'aumento, bipartisan, della garanzia federale sui conti correnti. Fino ad oggi erano assicurati al massimo centomila dollari in contanti nel caso di fallimento della banca; la nuova norma alza il limite a 250mila dollari. Ha ricordato che tra le nuove misure ce n'è una che offre protezione fiscale ai contribuenti sull'orlo della bancarotta e ha fatto appello al senso di responsabilità in un momento cruciale della storia del Paese. Insomma, ha deciso di esporsi, sebbene operando soprattuto tra i corridoi del Senato e lontano dalle telecamere. Se la misura andasse in porto potrebbe vantarne la paternità, almeno parziale, con probabili riflessi sui sondaggi, che peraltro continuano ad accordargli un vantaggio di cinque-sei punti; ma se un numero significativo di senatori democratici dovesse votare no il contraccolpo sarebbe pesante. E tra nemmeno cinque settimane si vota.
Secondo gli economisti le nuove misure costeranno 105 miliardi di dollari, che andranno ad aggiungersi ai 700 già previsti. Una manovra da 800 miliardi che aggraverà il deficit pubblico, perlomeno nel breve periodo, e ciò potrebbe essere un problema, soprattutto alla Camera dei deputati, dove il pacchetto tornerà domani nel caso di un sì notturno del Senato, "Blue Dogs" permettendo. Blu è il colore del partito democratico, "cani" è il soprannome dei suoi deputati più conservatori, che ritengono intollerabile la voragine aperta da Bush nei conti dello Stato e pretendono un rapido ritorno alla parità. Sono 47 e alquanto ringhiosi. La speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi deve ascoltarli e non a caso ha reagito con freddezza all'intesa elaborata al Senato. Ritiene che le correzioni siano troppo favorevoli ai repubblicani: «Il Senato fa quel che crede, noi decideremo liberamente» è la frase che ha fatto raggelare il sangue agli operatori di Wall Street.
Bush lo ha ribadito più volte: non c'è tempo da perdere, ma il pericolo è che l'approvazione finale del pacchetto si trascini da una Camera all'altra, lasciando passare giorni preziosi. E c'è un'ipotesi ancor più drammatica. I 47 cani blu potrebbero decidere di ribellarsi in blocco, annullando i probabili ripensamenti di molti deputati repubblicani. Il rischio, insomma, è che i voti recuperati a destra vengano persi a sinistra.
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