La Casa Bianca regolarizzerà oltre 12 milioni di clandestini

Dopo la sanità, l’amministrazione Obama punta a riformare le norme sull’immigrazione. L’obbiettivo, da raggiungere secondo i programmi di Obama nel 2010, è ambizioso: regolarizzare i dodici milioni di stranieri clandestini, che da anni vivono e lavorano negli Stati Uniti senza documenti. Ad annunciarlo Janet Napolitano, l’italo-americana ministro per la Sicurezza interna, parlando al Center for American Progress, uno dei più importanti think tank «obamiani». Le attuali condizioni di sicurezza alle frontiere, ha detto Napolitano, «fanno sperare nella riforma». Già nel 2007 George W. Bush provò a risolvere il problema ma il suo tentativo fallì, bloccato dalle forti resistenze della parte più conservatrice del suo partito.
«Molto è cambiato da allora», ha aggiunto Napolitano, sottolineando come il governo Obama stia ottenendo grandi progressi sul fronte del controllo delle frontiere e nella lotta alla delinquenza e al traffico umano. Quindi il ministro dell’Interno ha snocciolato le cifre circa l’enorme impegno del governo a favore della sicurezza, tema decisivo se si vuole che il testo venga accettato da Capitol Hill: dal 2007 a oggi sono state costruite più di 1.000 chilometri di barriere alla frontiera sud-ovest del Paese e quei confini sono controllati ogni giorno da oltre 20 mila uomini con continui pattugliamenti. Tuttavia, avverte Janet Napolitano, «non riusciremo a rafforzare realmente la nostra sicurezza interna sino a quando avremo ancora milioni e milioni di immigrati costretti a vivere nell’ombra della clandestinità».
Insomma, una nuova sfida difficile per Obama, che però porterà avanti con tenacia, consapevole che tanti elettori latini, dopo averlo appoggiato nella corsa alla Casa Bianca, si aspettano molto da lui, a partire da una legge che agevoli la loro integrazione. Ma i problemi al Congresso non mancheranno neanche stavolta: «Il Parlamento non avrà alcun interesse a discutere di amnistia per i clandestini in un anno in cui si vota», ha osservato pessimista sul Los Angeles Times Jon Feere, analista del Center for Immigration Studies.