La Casa Bianca: si poteva far meglio Barroso e Prodi: stop alle esecuzioni

Anche Londra contraria alla pena capitale, ma come Washington sottolinea che le condanne sono state decise dal governo sovrano di Bagdad

Rotolano altre due teste (una letteralmente) di gerarchi del passato regime iracheno e nel mondo le reazioni sono tutte negative. Gli stessi Stati Uniti esprimono «delusione», anche se per le modalità delle esecuzioni e non per la condanna a morte in sé. Un alto funzionario americano ha spiegato che il governo di Washington aveva chiesto che non si ripetessero gli abusi cui era stato sottoposto Saddam Hussein quando andò al patibolo lo scorso 30 dicembre. Ciononostante, il segretario di Stato Condoleezza Rice - ieri in visita in Egitto - ha criticato il fatto che ai condannati «non sia stata data maggiore dignità», aggiungendo che «dopo anni di dittatura le passioni volano alte e questo è quanto è apparentemente accaduto. Ma non sarebbe dovuto succedere e io penso che non deponga bene per il governo iracheno che invece sia successo». Poi però si è attenuta alla posizione ufficiale di Washington ricordando che «la decisione per le esecuzioni di oggi così come per quella di Saddam Hussein sono state prese in base ai processi iracheni e alla legge irachena». Anche il presidente Bush ha detto che «è importante che l’Irak abbia chiuso pagina, ma è scoraggiante: avrebbero potuto trattare la cosa meglio». Poi, rispondendo alle domande dell’intervistatore della Cbs, ha ammesso che in Irak anche gli Stati Uniti «avrebbero potuto fare le cose meglio, non c’è dubbio. Decisioni prese dopo l’invasione hanno reso le cose instabili».
Il più stretto alleato degli americani, la Gran Bretagna, ha espresso contrarietà per la scelta della pena capitale, ma allo stesso tempo rispetto per decisioni prese da un governo sovrano, quello di Bagdad.
Più netto il contrasto sulla questione della pena di morte tra l’Unione Europea (e il governo italiano, che di una proposta di moratoria si è fatto promotore) e gli Stati Uniti. Il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, ieri in visita a Palazzo Chigi, ha ripetuto che «per una questione di principio l’Ue è contraria alla pena di morte: apprezziamo le iniziative italiane all’Onu e lavoriamo insieme per mettere fine alla pena capitale». Prodi è stato lapidario: «Manteniamo la stessa posizione tenuta per Saddam Hussein. L’Italia è contro la pena di morte, non spendiamo alcun’altra parola».
Intanto a Washington il senatore democratico Joseph Biden si è fatto interprete del sospetto che Bush possa aver dichiarato una guerra segreta a Iran e Siria. Sospetto sorto dopo le parole insolitamente aggressive pronunciate da Bush dopo il raid contro il consolato iraniano a Irbil, nel Kurdistan iracheno.