Casa, il catasto chiede il conto: batosta natalizia per i milanesi

Ci mancava pure questa. Per 16mila milanesi è in arrivo una sorpresa di Natale di cui avrebbero fatto volentieri a meno. Entro la fine di dicembre si vedranno recapitare l’avviso di accertamento del valore catastale dello stabile a loro intestato. Discorso valido per abitazioni, uffici e negozi di alcune microzone della città: quattro su 55. Si va dal Duomo alla Scala, dalle vie del quadrilatero della moda a via Torino. Il motivo? Il valore dello stabile, in quelle zone, è schizzato di oltre il 35 per cento dalla media dell’intera città. E quindi, secondo le logiche del catasto, va ritoccato. Al ribasso o, con più probabilità, al rialzo, con aumenti sulle imposte dirette, sui tributi e sui valori di compravendita.
Milano si è dimostrata diligente, pure troppo, anche in questo. Tanto che è tra i pochissimi Comuni italiani ad aver applicato la norma - facoltativa - della Finanziaria 2005. Dopo la prima tornata di 16mila avvisi, ne seguirà una seconda: nell’arco del 2009 saranno 60mila i milanesi che rischiano di pagare di più. Gli aumenti dipendono da vari elementi: ad esempio, se l’immobile è stato ristrutturato, il valore cambia, così come se ha due ingressi, doppi servizi o se il quartiere in cui si trova è stato riqualificato. «È un’assurdità - polemizza Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia -. La modifica della classe e della categoria a cui appartengono gli stabili è stata fatta a tavolino, senza accertamenti diretti sul campo. È fuori legge. Può anche essere che nel 10 per cento dei casi ci sia effettivamente una variazione. Ma per il 90 per cento no».
Anche le altre associazioni di categoria, lanciano già fin d’ora pesanti accuse. Dicono ci sia stata troppa fretta nelle decisioni. Assoedilizia sostiene «per esigenze di cassa». «Il lavoro - si legge in un comunicato - è stato fatto in automatico, non è stata fatta nessuna verifica caso per caso».
Tradotto in soldoni significa che dopo i primi avvisi comincerà a piovere una valanga di ricorsi e contenziosi di fronte alla commissione tributaria provinciale. E i tempi, si sa, non sono esattamente rapidi.
Difficile determinare il peso degli aumenti di costi in base alla nuova classificazione dello stabile. Potrebbero comunque aggirarsi dal 20 al 50 per cento. Un bel salasso, soprattutto di questi tempi.
«Altre città - fa notare Sforza Fogliani - come Ferrara, Perugia e Bari, avevano avviato la stessa operazione che sta per partire a Milano, ma non l’hanno mai portata a termine». C’è da augurarsi che accada lo stesso.
La revisione della classe degli stabili è possibile solo nei Comuni medio grandi che presentano almeno tre microzone. Quello milanese è il primo caso rilevante e non si esclude che nei prossimi mesi anche altri sindaci possano seguire l’esempio dell’agenzia del territorio di Milano.