Casa in centro e moto gratis, pacchia Atm

L'Italia dei privilegi. Ai dirigenti dell’azienda milanese, passati da 25 a 35 sotto la gestione Catania, spettano pure auto e buoni benzina.
I manager arrivano quasi tutti dalle Ferrovie dello Stato. Soltanto i loro stipendi costano circa sette milioni di euro

Milano Casa in pieno centro gratis, buoni benzina illimitati e, per muoversi meglio nel traffico caotico, pure la moto come benefit. Alzi la mano chi non vorrebbe essere a busta paga dell’Atm, Azienda trasporti milanese. La società a totale controllo pubblico che, sorpresa, è gestita come fosse un’azienda privata. Quindi chi tanto vale tanto prende, chiaro a tutti. E, soprattutto, chiaro a Elio Catania, l’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, che la guida da quasi due anni.
Stile di governo di un’azienda che gestisce qualcosa come ottomila dipendenti di cui quattromila autisti ma, attenzione, lo chauffeur personale del presidente non è un autista bensì un funzionario. Sì, non è una barzelletta: Bruno Caldarini, chauffeur del presidente Catania, è inquadrato come funzionario Atm. C’è davvero poco da ridere, dicono gli altri autisti un pelino invidiosi: al danno s’aggiunge infatti la beffa perché Catania non ha trovato un autista che gli andasse a genio tra i quattromila che, ogni giorno, scorrazzano un milione e settecentomila passeggeri sulle strade di Milano.
Certamente, lo chauffeur del presidente è stato scelto per competenza, preparazione e intelligenza. Quelle stesse doti che danno corpo e sostanza alle falangi dell’esercito del numero uno. Tutto secondo legge e con tanto di pareri di regolarità sia contabile sia di copertura finanziaria e che, comunque, fa tanto amministrazione made in States, quella dove le menti pensano e studiano, riflettono e elaborano.
I sindacati vogliono però vederci chiaro e invitano il Comune di Milano a mettere naso nella gestione di Atm e, in particolare, su quell’elenchino di mega-dirigenti che Catania ha radunato attorno a sé, dopo aver ridotto a zero le funzioni dirigenziali degli altri manager, quelli vicini all’ex presidente Bruno Soresina. Il centrodestra ha raccolto l’invito e martedì Catania è chiamato a rapporto, mentre l’azienda governata da Catania è arrivata dall’inizio dell’anno ad oggi a quota 183 incidenti provocati vuoi da piccoli guasti o dall’usura della flotta che appieda i milanesi.
Ma vediamo, in dettaglio, quell’elenchino di mega-dirigenti che Catania ha passato da 25 a 35 e che ha piazzato negli uffici strategici dell’azienda in foro Bonaparte, a due passi da piazza Duomo, dove il travaso di bile di tutti i dipendenti esplode, toh, guarda caso, ogni 27 del mese. Costo stimato dei 35 è sette milioni di euro, «si va dai 150mila in su, con punta massima 205mila incassati da Alessandro Mio, neodirettore delle risorse umane» dicono i tramvieri che mostrano una busta paga da 1.200 euro al mese.
E il presidente quanto prende? «Nel bilancio Atm c’è solo il costo del personale, 269 milioni di euro, e come prevede la legge nessuna suddivisione per dirigenti. È però ipotizzabile che, Catania, viaggi attorno ai 400mila euro come presidente senza poi considerare le altre deleghe, mentre per i consiglieri d’amministrazione si parla di 40mila euro all’anno e sempre lordi». I tramvieri hanno comunque scoperto che il segno distintivo di tutti i manager assunti da Catania è il passaggio dalle Ferrovie dello Stato dell’era Catania presidente. A guidare questa pattuglia è Marco Pavanello, direttore marketing e comunicazione, seguito da Alessandro Mio, direttore risorse umane, e da Ugo Guelfi, consulente direttore strategie e sviluppo di impresa. Oltre il lauto emolumento c’è tra i benefit (auto e telefonino per tutti) e i bonus del trio l’appartamento in corso Magenta (o il residence) pagato con i fondi dell’Atm.
Casa affittata e pagata anche per la famiglia Kallidromitis: infatti, Catania ha assunto sia Mariella Altieri, ex funzionario Fs, che il marito Andrea Kallidromitis, pure lui ex Fs, e li ha alloggiati in un bell’angolo storico di Milano, in via San Vittore.
Particolari che fanno venire l’orticaria a sindacati e ai capigruppo comunali del centrodestra rileggendo le dichiarazioni di Catania: «L’azienda soffre una grave mancanza di investimenti», «Tutta colpa della vecchia gestione». L’ex presidente Soresina evita di commentare e rimanda al bilancio dei suoi nove anni di guida Atm, «tutti all’insegna dei conti che quadrano». Intanto, Catania spende un milione e duecentomila euro per consulenze esterne, sponsorizzazioni e promozioni. Un milione e duecentomila euro oltre gli altri sprechi che continuano.
Ad esempio, Bruno Carosi, responsabile dell’ufficio stampa, dispone di una moto aziendale e di buoni benzina illimitati oltreché di un alloggio in un elegante residence. Unica esclusa dal beneficio della casa è la segretaria del presidente, Alessandra Beretta. Che però ha la qualifica di funzionario. Nessuno stupore. Se lo è l’autista di Catania come può non esserlo chi gli risponde al telefono?