La casa di Colombo non brilla per pulizia

Caro Lussana, in questi giorni si festeggia l’anniversario della scoperta dell’America. Sarei molto felice se qualcuno, almeno a desso, si facesse carico di ripulire le aiuole intorno alla casa di Cristoforo Colombo. Grazie


Caro Beverini, lei ha proprio ragione. C’è da augurarsi che almeno per il 2006, in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Cristoforo Colombo, il Comune di Genova si decida a fare qualcosa di meglio per il più illustre dei suoi concittadini. E far pulire le aiuole intorno alla casa del Grande Navigatore mi sembra davvero il minimo, anche perché si può immaginare che cosa possano pensare di noi i turisti stranieri quando vedono in quale stato si trova il verde pubblico intorno a quello che è stato l’ultimo domicilio genovese di colui che scoprì le Americhe...
Comunque c’è da dire che Genova ha sempre avuto una certa disaffezione nei confronti di Colombo. Si arriva al punto che molti lo considerano uno jettatore senza alcun motivo apparente. Vuole sapere perché? La spiegazione, nella sua crudezza, è semplice: perché Cristoforo, non essendo di nobile lignaggio, non era iscritto nell’albo dell’aristocrazia genovese. E soltanto le famiglie aristocratiche avevano una storia da raccontare e degli avi da esibire. Degli altri, di tutti coloro che appartenevano all’anonima massa del popolo, non esisteva neppure il ricordo. Tanto è vero che quando il Senato della Repubblica di Genova si complimentò col re Ferdinando per l’eccezionale scoperta di un nuovo continente, neppure sapeva che a guidare la spedizione fosse stato un genovese. E ignorava l’identità di Cristoforo Colombo e i suoi trascorsi giovanili sotto la Lanterna anche nel 1520 quando Fernando Colombo, figlio secondogenito di Cristoforo, venne a Genova per rintracciare i parenti del padre. Non riuscirono a trovarne neanche uno, anche se Colombo aveva lasciato fratelli e nipoti nella sua città natale. Insomma, quel Cristoforo Colombo era un perfetto sconosciuto per la Repubblica di Genova e ci vorrà almeno un altro secolo, e cioè verso la fine del 1600, prima che lo Scopritore acquisisse la fama che si doveva a quello che Paolo Emilio Taviani definì «il più grande marinaio di tutti i tempi». Se invece Colombo fosse stato un nobile, allora il Senato avrebbe provveduto fin da subito ad esaltarne la figura e a diffonderne il mito. E il personaggio sarebbe stato più «di casa» rispetto invece alla celebrità tardiva. Che ci vuol fare? Così andava il mondo a Genova...
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