La casa dei moderati più vicina alla Lega

È il paradosso di Marco Doria: scompaginare il centrosinistra e ricompattare il centrodestra. Perché a due giorni dalla vittoria delle primarie da parte del candidato di Sel, mentre nelle file del Pd si fa la conta dei danni a destra rispunta la voglia di vincere. E il laboratorio del nuovo corso è il Municipio Centro-Est. Proprio quel Municipio guidato originariamente dal centrodestra - con Aldo Siri (Lista Biasotti) - e che per primo (lo ha seguito pochi giorni fa il Medio Levante di Fabio Orengo, Pdl) è caduto nelle mani del centrosinistra sotto la guida del presidente Michele Razeti (Pd).
Ma lunedì sera, nella sede del consiglio di via Piaggio, parte il primo tentativo di riscossa da parte dello stesso centrodestra diviso e seduto nei banchi dell'opposizione. «Dopo la vittoria dell'ala massimalista e radical-chic alle primarie, riteniamo sia ineludibile la presentazione di un cartello moderato capace di vincere e di governare la nostra città», inizia la mozione di sentimento di Enrico Cimaschi (Liguria Moderata). «Mi associo», è il coro unanime che si solleva dall'emiciclo. Dall'arancione Lorenzo Pellerano ad Alberto Loi (Pdl) fino alla punta estrema in cui siede l'ex assessore municipale Milena Pizzolo, unica rappresentante della Lega Nord presente in aula. Un lapsus? Una semplice distrazione da parte della rappresentante del Carroccio? Niente di tutto questo.
«La Lega corre da sola se è lasciata da sola - chiarisce la Pizzolo - mentre insieme si può vincere a patto di non fare gli stessi errori del passato e basandosi su un programma preliminare su cui ognuno deve giurare». L'ex assessore si riferisce alle prossime elezioni di Municipio anche se dalla sede di via Piaggio da cui parla a Palazzo Tursi la distanza è breve. E allora: «Io ho veramente come auspicio che si torni a una forte alleanza nel centrodestra che mai come adesso sarebbe auspicabile tanto più che si è aperto uno spiraglio». «E tanto più che ora la posta in gioco è vitale», aveva appena letto Cimaschi chiedendo «a tutti i moderati di superare le loro divergenze, di abbandonare i propri taticismi e di mettersi in gioco per costruire una vera e vitale alternativa». Insomma, la stessa lingua usata da Milena Pizzolo che gli fa eco: «Se vogliamo metterci alle spalle il passato e superare le divisioni io sono disponibile per rinfrescare una nuova alleanza ma ci vuole l'impegno di tutti e la volontà di lasciare a casa il proprio personalismo». Certo, ci sono dei nodi da sciogliere come le divergenze sulla Moschea: «Ma se esiste un programma comune, sui nodi che non sono una priorità per la città - tende ancora una mano la consigliera leghista - ognuno può rimanere con le proprie idee».
Stesso tenore e stessa voglia di vincere per Alberto Loi (Pdl) che alla vigilia dell'incontro organizzato domenica dal Pdl aveva denunciato in una lettera aperta «il vuoto pneumatico da parte di chi lamenta da anni di essere confinato in un ruolo di opposizione senza aver fatto nulla per invertire il corso degli eventi». Quindi, ribadisce lunedì sera davanti al parlamentino del Centro-est, «è il momento delle persone di buona volontà che a prescindere dall'appartenenza partitica sono consce dell'importanza del momento e del fatto che se non siamo capaci di dare una vera svolta oggi perdiamo l'ultimo treno». Parla di «patto di sangue», Vincenzo Falcone che però sembra voler lanciare un «invito» agli ex alleati della Lega: "L'importante è che la moderazione resti al centro e diventi tale nei fatti come già stiamo sperimentando con l'intergruppo nato in Municipio che raccoglie i consiglieri di An (di cui fa ancora parte Falcone), L'Altra Genova (che fa riferimento al senatore Enrico Musso) e Liguria Moderata». Insomma: «Non si tratta - usando le parole di Loi -di cercare alchimie politiche ma di trovare giuste e condivise soluzioni per i cittadini». Altrimenti, assicura Falcone, «il destino sarebbe già segnato e anche in caso di vittoria ci si spaccherebbe nuovamente». Déjà vu.