La Casa delle libertà: «Soluzione politica per le intercettazioni»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Mentre Clemente Mastella blocca ogni polemica e nega che ci sia una decreto legge già pronto, Piero Fassino da Porta a porta spiega che su un argomento così complesso non si può andare avanti con i decreti legge ma serve una proposta complessiva e un dibattito in aula. E di fronte alla valanga di intercettazioni telefoniche che dai tavoli delle procure di mezza Italia sono finite sulle pagine dei giornali travolgendo re, veline, politici, inquisiti e no, Silvio Berlusconi ricorda che una legge il suo governo l’aveva già presentata, ma tutto si è arenato in aula.
I partiti cercano così di disegnare una possibile soluzione a quella che sembra essere diventata una vera e propria emergenza giudiziaria e il ministro Mastella ribadisce di essere pronto «a sottoscrivere un decreto legge per regolamentare l’uso delle intercettazioni qualora fosse richiesto da maggioranza e opposizione». E per adesso si limita a mettere insieme quanto già esiste nell’attuale codice, le iniziative dell’Authority per la privacy, e tiene allertati gli uffici pronto a dire la sua al dibattito che da oggi entra ufficialmente in Parlamento con un incontro chiesto dalla Cdl a Bertinotti. La Cdl chiede infatti al presidente della Camera di affrontare nello specifico la questione relativa alle intercettazioni verso i parlamentari e propone al presidente Marini un dibattito al Senato «sulla delicata questione dell’utilizzo e della divulgazione delle intercettazioni telefoniche che attentano al diritto alla riservatezza dei cittadini». Un dibattito che si incrocia con l’audizione, già prevista per la prossima settimana, del ministro Mastella a Palazzo Madama. Dove verrà discussa probabilmente anche la proposta di una sorta di Garante delle intercettazioni da istituire nelle Procure. Ipotesi quest’ultima che viene valutata positivamente da Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato che ipotizza anche una «indagine conoscitiva per capire dove sono le smagliature nel meccanismo», da fare insieme all’opposizione. «La vera questione è la dignità delle persone, che non è merce di maggioranza o di minoranza», afferma.
Il dibattito, soprattutto dopo la presa di posizione del garante per la Privacy che punta soprattutto a limitare la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali, si trasferisce anche sulla necessità di un «codice morale ed etico per il sistema dell’informazione», come suggerisce Massimo D’Alema e ribadisce Rocco Buttiglione. Per il presidente dell’Udc «quelle intercettazioni sono un’infamia, il più delle volte senza alcuna rilevanza penale». Ma aggiunge: «C’è bisogno di una rifondazione morale di tutta la politica. Mani pulite aveva suscitato una grande speranza di repulisti che invece non c’è stata».
A proposito di codice etico sull’informazione interviene anche la Federazione nazionale della stampa, che ricorda come i giornalisti siano già dotati di un codice di comportamento etico. «Non servono nuove leggi - afferma il segretario della Fnsi, Serventi Longhi - con sanzioni penali per i giornalisti». E annuncia una serie di incontri con il ministro, con il garante della Privacy e con l’Ordine dei giornalisti. E intanto da Milano parte la prima iniziativa riferita ai giornalisti da parte del loro ordine professionale. Difende i giornalisti Marco Rizzo, eurodeputato dei comunisti italiani: «È giusto applicare più rigore e severità ma non bisogna scaricare sui giornalisti un sistema distorto». Sull’iniziativa del garante della Privacy interviene scetticamente Gianfranco Fini che da Napoli, a margine della terza conferenza nazionale per il Mezzogiorno, ribadisce l’importanza delle intercettazioni per lo svolgimento di certe inchieste sulla camorra, la mafia, il terrorismo e la corruzione ma sottolinea che «quando si finisce sui giornali senza essere nemmeno indagati» ci sia qualcosa che non funziona e pone dei dubbi che il monito del presidente dell’Authority raggiunga «chi dovrebbe porsi il problema di non dare in pasto alla pubblica opinione le intercettazioni almeno di coloro che non sono indagati».
Per l’ex ministro Roberto Castelli la questione va affrontata caso per caso. «In ogni vicenda bisogna distinguere bene. Per esempio bisogna fare i complimenti al procuratore Grasso che grazie alle intercettazioni ha dato un duro colpo alla mafia. Altre sono le intercettazioni sui casi Rai e calciopoli. Una regola fondamentale è quella di non buttare alla gogna chi non ha commesso reati». Come è successo a Bari per l’inchiesta sull’ex presidente Fitto, che ha subito ben 150mila intercettazioni che pare vadano molto al di là dei sei mesi che la legge prevede e Lucio Malan, vicepresidente dei senatori di Fi,chiede l’intervento del Csm.