La «casa delle Muse» che non dorme mai

(...) ed anziani che andavano e venivano come le note del saxofono, grato per quell'appuntamento inatteso, quasi felice. La gente delle notti bianche ha tante età diverse, appartiene a classi sociali diverse, viene da quartieri diversi. E si mescola riappropriandosi di qualcosa che è suo. La notizia che i Musei milanesi sono rimasti aperti nel corso dell'ultima notte bianca e hanno registrato un successo di pubblico fuori del comune mi sembra di quelle da segnare nel libro delle cose fauste. I Musei, si sa, sono avvolti per definizione da una patina di rispettabilità vecchiotta, e rischiano di diventare momenti sia pur prestigiosi della visita turistica di una città, niente di più. È bello dunque che per una notte i Musei diventino luoghi «abitati», vere e proprie case dell'arte e della bellezza vivente. Peccato che chi ha coniato il verbo «museificare» dandogli una connotazione negativa si sia dimenticato che «Museo» alle origini, nelle intenzioni di quel Tolomeo I che lo inventò, vuol dire «casa delle Muse». E che le Muse per gli antichi erano energie nient'affatto composte e ingessate: incarnavano forze della mente e dello spirito che si esprimono nelle varie arti, erano le promotrici di ogni follia creativa e di ogni ispirazione. Andare per Musei la notte dovrebbe rendere più facile cogliere la dimensione visionaria, evocativa, trasgressiva e insieme pacificatrice dell'arte. Confesso di essere un cauto fruitore di Musei, visitando solo l'indispensabile quando sono in giro per il mondo. E confesso che da tanto tempo non entro nei più celebrati Musei milanesi. La possibilità di visitarli di nuovo e di notte, in mezzo a una folla variopinta, mi attira molto. Incontrare di nuovo le opere di Raffaello, di Michelangelo, di Leonardo mentre intorno è buio o al massimo brilla la luna mi affascina come un segreto appuntamento galante. Spero dunque che queste aperture notturne continuino. Da insonne, e da appassionato seguace delle Muse.