LA CASA DIVENTI LANTERNA

So benissimo che, quando si uniscono vari partiti, il risultato non dà mai la somma dei voti delle singole forze in campo. È fin dai tempi storici delle biciclette fra liberali e repubblicani che, divisi, si ottiene di più di quanto si prende uniti. Perchè c’era quello del Pli che aveva un’allergia all’Edera più fastidiosa di quella alla parietaria; oppure, il liberale monarchico a cui veniva il mal di pancia solo a sentir nominare la parola repubblicano. E quindi, storicamente, il polo laico si è trasformato in una specie di animale mitologico, il classico pollo laico.
Dalla prima Repubblica alla seconda, cambiando l’ordine dei partiti, il risultato non è mai cambiato. Nonostante il battage mediatico che le ha presentate come straordinari successi, liste come la Rosa nel Pugno o Uniti nell’Ulivo sono stati veri flop elettorali. La Rosa, ad esempio, ha riservato solo spine a socialisti e radicali che - da soli - prendevano quasi le stesse cifre che in coppia. E per quelli dello Sdi, per di più, la beffa è stata doppia perchè erano già reduci dalla disastrosa esperienza con il Girasole che punì sia loro che i Verdi. Peggio ancora il famigerato listone unitario ulivista che, alle Europee comprendeva il solito Sdi, la Margherita, i Ds e i Repubblicani europei della Sbarbati. Stesso esito: Uniti nell’Ulivo andarono molto peggio che divisi nell’Ulivo.
Insomma, questa storia la sappiamo bene e ne siamo ben consci. Quindi, tutto sconsiglierebbe di fare una lista unitaria del centrodestra per il Comune.
Ma è anche vero che, nella solita assenza totale di candidato sindaco (lo scriviamo da mesi e, nel frattempo, siamo arrivati a novembre), il centrodestra genovese sembra destinato a un’ineluttabile sconfitta. Ed è un vero peccato. Perchè sia la contingenza nazionale, con i disastri del governo Prodi, sia la contingenza locale, con lo sgoverno delle giunte locali, la situazione sempre più drammatica di liti e tensioni all’interno del centrosinistra, sembrerebbero creare la situazione migliore quantomeno per provare a vincere. Ricordiamoci che dieci anni fa, non mille, Sergio Castellaneta andò ad un passo dall’elezione. E da solo, senza appoggi diretti dell’allora Polo delle libertà.
Insomma, il centrodestra genovese rischia di suicidarsi, per l’ennesima volta, da solo. E proprio per evitare questo - anche a rischio di constatare per l’ennesima volta che la legge di Lavoisier non vale per i voti alle elezioni - riproponiamo l’idea di prescindere dagli egoismi di partito e di proporre una lista unica alle amministrative. Con un candidato serio, un simbolo unificante (si è parlato della Lanterna), ma anche senza disperdere il patrimonio dei singoli partiti. Insomma, i vari simbolini degli aderenti alla lista civica non dovrebbero mancare.
In questo modo, si potrebbe anche risolvere il problema della testa dura di quei genovesi che sono disgustati dal centrosinistra, ma non voterebbero mai direttamente una lista del centrodestra. Certo, direte, se non è zuppa è pan bagnato. Sembra paradossale. Ma se non fosse, spesso, questa magnifica città ad essere paradossale, non saremmo governati da questi signori.
Magnificati da percentuali bulgare nonostante una gestione amministrativa da incubo. Roba che stroncherebbe chiunque, roba che ha fatto cambiare colore persino a Bologna, a Grosseto, a Parma, ad Arezzo. Qui no. Qui, peggio fanno, più li votano. Almeno fino ad oggi. Questa potrebbe essere la volta buona per cambiare. Se solo lo volessimo.