Casa in Duomo a 300 euro al mese Affittopoli, il Comune ora fa i nomi

Da oggi i consiglieri potranno verificare tutte le condizioni di locazione Poi (forse) si potrà vendere

Fuori i nomi. Da questa mattina cade il mistero su chi affitta gli alloggi del Comune a prezzi stracciati. C’è chi paga meno di diecimila euro all’anno per un alloggio da 132 metri quadrati in Galleria, chi 3.678 euro (300 al mese) per un appartamento in piazza Duomo, ad un hotel di via Santa Marta 4 l’affitto dell’immobile per un anno costa appena 10mila euro. Cifre che hanno fatto gridare allo scandalo il centrosinistra ma anche parte del centrodestra: la Lega ha messo paletti alla votazione della delibera sulla vendita di 72 palazzi comunali - la discussione in aula doveva iniziare ieri ma è mancato il numero legale - fino a che l’assessore alla Casa Gianni Verga non avesse tirato fuori i nomi degli inquilini che godono di privilegi che forse non sono motivati da condizioni di disagio, quanto un retaggio degli anni della «Milano da bere». Anche la consigliera di An Barbara Ciabò, presidente della Commissione casa, ritiene «una follia» che «per anni il Comune abbia incassato così poco dal proprio patrimonio». E dopo le polemiche della scorsa settimana, ieri l’assessore Verga ha annunciato: da oggi gli archivi contabili del Comune «saranno aperti ai consiglieri». Potranno trovarci «i dati di ogni affittanza» - chi ci abita, quanto paga - relativamente agli immobili che vengono citati nella delibera di valorizzazione del patrimonio immobiliare, in una logica «dettata dalla totale trasparenza». «Quando ho presentato sia in commissione che ai media il provvedimento - sottolinea Verga - ho precisato che contemporaneamente si avviava un percorso di verifica di tutto il patrimonio immobiliare. Operare in modo rigoroso e trasparente conforta l’azione politica e amministrativa, auspico che questa nuova fase serva al miglior funzionamento delle istituzioni». L’assessore ricorda che a inizio ottobre, con il sindaco Letizia Moratti, ha avviato entro il 30 novembre un’indagine interna su tutte le case del Comune (non solo quelle in vendita) per capire chi le abita, quanto paga, quanti sono i morosi e gli abusivi. «Questa verifica - conclude - si chiuderà con una relazione finale che conterrà il piano delle azioni che dovranno essere messe in atto». La strada della trasparenza dovrebbe accorciare i tempi in consiglio per la delibera sul piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune: si tratta di 72 lotti (palazzi, appartamenti, uffici o box) da cui Palazzo Marino conta di incassare già entro fine anno 240 milioni di euro. Vengono date precise garanzie alle fasce deboli: non si potranno vendere ad esempio gli appartamenti abitati da famiglie con over 65, disabili o più di due minori a carico. Ieri l’opposizione è rimasta fuori dall’aula, la maggioranza non aveva i numeri per far partire la seduta e la discussione è slittata a giovedì. «La Cdl paga l’arroganza, la volontà di imporre non solo le scelte ma anche i tempi del dibattito - spiega la capogruppo dell’Ulivo Marilena Adamo - ha deciso in maniera unilaterale di discutere in due sedute argomenti importanti come le aree per l’Expo 2015 e la vendita degli immobili, di cui ancora non ci ha fornito la documentazione che abbiamo chiesto. Allora sia in grado di garantire da sola il numero legale».