La casa e un assegno da 500 euro per abbandonare il campo nomadi

Genova, il Comune sgombra le baracche ma alcune famiglie dicono no: «Il nuovo alloggio? È piccolo»

Francesco Gambaro

da Genova

Il Comune li manda via dalle baracche perché teme per le loro condizioni di salute. Li ospita, gratis, in case popolari. E per convincerli offre un assegno da 500 euro a famiglia, paga gli psicologi che li aiutino a superare lo choc del trasloco. Ma loro non ci stanno. Gli zingari del campo della Foce, quello che da vent’anni è provvisorio e da altrettanto tempo assedia il quartiere fieristico e gli ospiti del Salone Nautico o di Euroflora, non se ne vogliono andare. Ieri mattina si sono ribellati alle ruspe e all’offerta del Comune. A fine giornata solo dodici famiglie hanno accettato di andare a vivere in un appartamento omnicomfort. Le altre sedici promettono battaglia per venerdì, giorno ultimo concesso dall’amministrazione per sgomberare il campo.
C’è chi si lamenta perché la casa dove dovrebbe trasferirsi è troppo piccola, chi invece insiste che là dove è stato destinato proprio non vuole abitare perché ha la vista sul cimitero: «Sono musulmano, non posso mica alzarmi tutte le mattine e vedere tutte quelle croci». C’è persino chi rifiuta l’appartamento a Bolzaneto, zona di grandi magazzini e ipermercati. Il problema sono i vicini che troverebbe: in quella zona c’è un campo nomadi, ma frequentato da gruppi rivali. In tutta questa situazione il Comune prende nota delle richieste degli zingari e promette di darsi da fare per trovare la soluzione. Cioè ricontrolla tutto il patrimonio immobiliare pubblico alla ricerca di nuovi appartamenti che soddisfino le esigenze dei rom. Ovviamente mentre ci sono liste d’attesa di circa 1.500 famiglie genovesi che da anni inseguono il sogno di un alloggio pubblico e di un affitto a prezzi modici. Sono in graduatoria, ma per loro occorre attendere, mentre per gli zingari una casa è saltata fuori in pochi giorni. Tutto infatti è iniziato quando il sindaco ha firmato l’ordinanza di sgombero del campo. In Comune era arrivata una segnalazione della Asl3 che denunciava il rischio di epidemie per la presenza di colonie di topi tra le baracche. Dal 1988 ad oggi un ritornello che non aveva mai sortito effetto. Ma forse fino ad ora non era imminente l’inizio dei lavori per la realizzazione di un super albergo a 5 stelle che l’amministrazione comunale costruirà proprio all’interno della Fiera per accogliere i clienti Vip del Salone Nautico e delle manifestazioni più importanti.
In città, la reazione allo sgombero ha scontentato un po’ tutti. A partire da coloro che hanno sempre chiesto lo smantellamento del campo. Alleanza nazionale in testa, che ora non accetta i regali fatti ai nomadi per lasciare un’area alla quale non avevano diritto, in spregio delle giuste attese dei genovesi. Petizioni nei quartieri che dovrebbero accogliere le famiglie di zingari trasferite hanno ottenuto anche il sostegno di circoli Arci. E in Comune è arrivata un’interpellanza del capogruppo di An che ironicamente si chiede se l’amministrazione abbia anche previsto «l’assegnazione di locali dove depositare la numerosa merce rubata scoperta a più riprese dalle forze dell’ordine nei campi nomadi».
Non si fidano, dunque, i genovesi delle tranquillizzanti promesse fatte dal leader del campo nomadi che garantisce i nuovi vicini per la comunità rom: «Non abbiate paura del nostro arrivo». Il primo giorno del maxi-sgombero si è concluso dopo lunghe trattative tra gli zingari e i rappresentanti di Comune e circoscrizione. Ma l’accordo non c’è ancora. E la scadenza di venerdì si avvicina pericolosamente. «Ci dovrete portare via con la forza», minacciano le famiglie ancora asserragliate nelle baracche. Il capo di gabinetto del sindaco, Raffaele Gazzari, invita alla distensione: «Lo sgombero era l’unica soluzione possibile in una logica civile. Ognuno, genovesi e nomadi, deve dare il meglio di sé». Il Comune lo ha già dato.