La casa ecologica tra bolletta e design

CREATIVI Protagonisti della rassegna gli studenti di due istituti milanesi che hanno ideato gli strumenti

C’è l’orologio che mostra l’ora soltanto quando lo si guarda. La tivù che si vede pedalando, il telecomando che si ricarica agitandolo. Ma c’è anche una coppia di robottini per giocare con i bambini, uno che si avvicina alla luce e l’altro che dalla luce si allontana. È «Rescuenergy» la mostra di oggetti di design - da oggi a domenica in Triennale - realizzata da studenti del Naba e di Id-Lab (Interaction design lab) in collaborazione con Eni. Sono sei strumenti di uso quotidiano, che troviamo in tutte le case, ripensati seguendo la logica del risparmio energetico. E naturalmente composti con materiali di recupero. Insomma, non sono belli fuori, ma dentro.
«Non abbiamo inventato nulla - spiegano gli universitari alle prese con l’allestimento - ma realizzato oggetti che ci aiutano a risparmiare l’energia con accorgimenti presi dalla tecnologia». Un esempio? La tivù che si accende pedalando, mezz’ora di fatica valgono un telefilm. Se si suda all’inizio, ci si può rilassare poi ma quando ci si alza, per via di speciali sensori, lo schermo torna buio. «Abbiamo preso una vecchia ciclette, recuperato la batteria di un’auto, sistemato cinghia e volano e il risultato è qui» spiega uno studente. La professoressa Vered Zaykovsky ha aggiunto che «con questo lavoro si prende coscienza dell’energia impiegata perchè lo sforzo fisico richiesto non passa inosservato». E il fine di questa mostra è appunto sensibilizzare al non-spreco. Se è vero che idrocarburi e gas non sono eterni, come sottolinea Eni che ha sponsorizzato il workshop di Naba e Id-Lab, mettendo a disposizione due ricercatori dell’Istituto Donegani di Novara, è pur vero «che il risparmio energetico allunga la vita agli idrocarburi e concede più tempo ai ricercatori per mettere a punto alternative al petrolio valide e su ampia scala».
E che dire dell’orologio che funziona con un bicchiere di riso? È inutile che il quadrante mostri l’ora notte e giorno se nessuno lo guarda, così quando serve si appende un peso di 50 grammi (un sacchettino con riso), che attiva prima una ruota poi una dinamo e voilà, la magia è servita: appaiono i numeri su un display, pochi secondi e spariscono di nuovo, ma, particolare fondamentale, l’orologio non smette di funzionare. «In questo modo le batterie durerebbero più a lungo - sono certi gli studenti -, e se questi piccoli accorgimenti fossero applicati a tutti gli elettrodomestici potremmo avere, in un futuro prossimo, delle case più ecologiche». L’oggetto più semplice è il telecomando che si ricarica agitandolo, creato con un vecchio telecomando e una torcia: quando serve si scuote. Si chiama «E/Sense» invece il visualizzatore di energia. Il contatore non dà l’idea di quanto consumi un singolo elettrodomestico, «E/Sense», realizzato con una corda di chitarra in un contenitore di legno e plexiglass, vibra con più intensità in base alla richiesta di energia degli apparecchi ad esso collegati. «Per comporre il meccanismo abbiamo preso un vecchio trasformatore, un altoparlante di una cassa stereo, insomma i resti degli apparecchi elettrici che tutti abbiamo in casa».
Ogni oggetto qui parla di sè. Commenta Stefano Mirti, direttore di Id-Lab: «Il design non va visto solo come la sedia costosa, il valore di una cosa non sta solo nella forma finale ma anche nel potenziale creativo che mette in moto, nel fatto che fa pensare. E la scuola è il luogo perfetto per innescare questa riflessione».
Recuperare, reinventare, risparmiare, riflettere. Sono i nuovi valori aggiunti del design milanese.