CASA EDITRICE ISLAM Visto si stampi in nome di Allah

Viaggio fra gli italiani convertiti che diffondono la cultura musulmana Parafrasando il Corano, negando il darwinismo o dando consigli dietetici

Chiamarle case editrici forse è troppo. Sono botteghe artigianali che usano computer e macchine commerciali per stampare i testi e Internet (oppure solo le e-mail) come canale di distribuzione. Gli autori di questa pubblicistica islamica in italiano coincidono spesso con gli stessi editori, personalità carismatiche legate a una moschea o a centri culturali. In altri casi si traducono best seller di pensatori contemporanei alla Tariq Ramadan, come fa Hamza Picardo, tra i fondatori dell’Ucoii (Unione delle Comunità e organizzazioni Islamiche in Italia), che dal ’93 dirige le Edizioni Al Hikma a Imperia, con un catalogo di libri in parte inediti e anche dvd «per rispondere alle problematiche della relazione tra musulmani in Italia e il resto della società». Libri di preghiere, saggi su islam e Occidente, vite del Profeta, perle di saggezza, misticismo sufi.
I numeri di Al Hikma sono piccoli, a comprare sono soprattutto associazioni musulmane e pochi privati. E ci sono ostacoli enormi a utilizzare le librerie: «Dovrei stampare migliaia di copie per distribuirle nelle librerie, ma non ho tanti soldi per farlo» dice Picardo. La filosofia delle edizioni del contestato autore di una traduzione del Corano in italiano vuole ispirarsi a quella dell’altrettanto contestato e più noto filosofo «musulmano-europeo». «Chi critica Tariq Ramadan - dice Picardo - non lo conosce. Chi vuole la pace vuole un ponte, Ramadan è un ponte perché cerca il dialogo. Questa è anche la linea della mia casa editrice. Ho rinunciato a testi che vendevano bene perché polemici con il mondo cristiano. Per esempio di Gesù profeta dell’islam abbiamo acquistato i diritti ma poi ci siamo resi conto che era un testo di polemica dottrinale, e a me non interessa, la lascio a Adel Smith».
Il pubblico a cui guardano questi editori è quello delle seconde generazioni, i figli degli immigrati musulmani, più abituati all’italiano che all’arabo classico. Ma è soprattutto quello dei convertiti italiani, «o i rinnegati, come dite voi (voi cristiani)» spiega Rosario Pasquini, alias Abdu Rahmàn, guida religiosa della moschea di Segrate, di cui è imam ed emiro Abu Shwaima (noto alla deputata di An Daniela Santanchè che con Shwaima ha avuto un pesante diverbio televisivo sull’uso del hijab, il velo).
Rahmàn è l’editore islamico di più lungo corso in Italia. La sua Edizioni del Calamo esiste dal ’91, anno in cui pubblicò il primo testo, L’Islàm: credo, pilastri vertice e perfezione. Personaggio istrionico, ex avvocato, nato a Fiume nel ’23, sottotenente in congedo, Pasquini si è convertito nel ’74 ed è stato tra i primi organizzatori della comunità musulmana lombarda costituendo il centro culturale da cui poi è nata la moschea, la prima macelleria sciaritica, e una rivista, Il messaggero dell’islam (nata nel ’77), tuttora attiva. Il catalogo del Calamo comprende una parafrasi del Corano con testo italiano a fronte fatta dallo stesso Rahmàn («solo il primo terzo, gli altri due sono nel mio computer perché stamparli costa troppo»), e decine di libelli didattici per istruire il musulmano occidentale alle regole della giusta condotta di vita secondo il Corano (scritte dallo stesso Pasquini).
Ecco quindi il Codice dell’abbigliamento islamico, Il trapianto degli organi secondo l’islam, Il Digiuno di Ramadàn, Il musulmano davanti alla morte, Allah o Darwin destinato agli studenti islamici delle scuole italiane ai quali può capitare di trovare nei libri di scienze «disegni che illustrano l’evoluzione dell’essere umano a partire da una scimmia antropomorfa arboricola», idea che «ogni musulmano ha il dovere di respingere essendo espressione di una visione materialistica che implicitamente nega la condizione di creatura affermata da Allàh».
Di ogni opera Rahmàn stampa - «a mie spese» - un centinaio di copie destinate ai fedeli che lo seguono da anni. Le copie successive invece vengono stampate su richiesta. Del Messaggero dell’Islam, un ciclostile di 12 pagine con una periodicità variabile, «ne faccio duemila copie quando ho i soldi per pubblicarlo. Ci sono persone che mi apprezzano e mi finanziano. Questi benefattori sono tutti musulmani». Il fine è convertire? «No perché l’Islam insegna che la conversione avviene per volontà di Dio, non dell’uomo. Noi informiamo e basta». Il tono generale degli articoli del Messaggero dell’Islam è invero molto più soft rispetto ai primi anni ’80. «A quell’epoca - spiega Paolo Branca, islamista dell’Università Cattolica di Milano - era una sorta di Lotta continua in versione islamica. Oggi non c’è più un muro contro muro. Ma in generale l’idea dell’Occidente che esce da questi testi è essenzialmente negativa, per attirare sugli aspetti positivi dell’islam. E la propaganda è spesso di basso livello. Per esempio, si può leggere che la dieta del musulmano è più salutare perché la religione proibisce maiale e alcool, o che la preghiera islamica è migliore di quella cristiana perché prevede anche della ginnastica, e così via. C’è in sostanza una banalizzazione dell’islam, dovuta al fatto che questi autori dal punto di vista scientifico lasciano molto a desiderare».
Anche altri centri culturali musulmani talvolta producono testi o libelli per una cerchia di fedeli. L’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner a Milano ha per esempio pubblicato nel 2005 un volumetto intitolato Scienza e fede. Una breve guida illustrata per comprendere l’Islam. La Lega Musulmana Mondiale ha dato vita a una rivista on-line intitolata Islamica e anche Hamza Massimiliano Boccolini, ex responsabile dell’Associazione culturale islamica napoletana «Zayd ibn Thabit» e oggi giornalista della AdnKronos, ha pubblicato una vita di Maometto e un libro sull’islam a Napoli (ed. Intra Moenia). Il Coreis di Sergio Yahe Pallavicini dal 1999 al 2001 ha pubblicato il mensile di 4 o 8 pagine L’Islam in Europa. Il «Centro studi metafisici» di Milano, legato al Coreis, pubblica poi un quadrimestrale, Il Messaggio-le Message, che vuol dare una lettura metafisica dell’Islam come «rivelazione di quella Verità immutabile ed eterna che permea tutte le religioni». Una novità è invece costituita da Jacca, un inserto del magazine non profit Vita che viene scritto e fatto dai figli degli immigrati musulmani.