Casa, famiglia, solidarietà le priorità dell’Udc

Antonino Torre

«La politica non è un gioco né una semplice operazione contabile». Massimiliano Fasoli, segretario romano dell’Udc, scandisce bene le parole: «In due settimane abbiamo sentito di tutto. Ha aperto le danze Walter Veltroni, candidato premier dell’Ulivo trasformista, che vorrebbe fare un partito unico ma gli servono i cattolici. L’orticello gli sta stretto perché ha il fiato sul collo della sinistra radicale e vuole diventare autonomo. Dopo aver applicato il trasformismo alle amministrative, pigiando partiti piccoli in una lista civica, cerca di allargare i partiti più grandi che foraggiano il suo voto chiedendo ai cattolici di abboccare. Un’operazione vuota quanto a ideali e valori, come è d’abitudine per il Veltroni campione di neopaganesimo che, dopo aver abbracciato con tentacoli mortali la città di Roma, vuole allungarli su tutta l’Italia. Sarà meglio avvertirlo che l’Udc si batterà con energia perché non passi questo modello. Se non è questo il neopaganesimo che mette in allarme Mario Baccini, francamente non riesco a immaginare cosa possa essere». «L’Udc - continua Fasoli - ha rispetto per i valori fondamentali che sono alla base della sua esistenza e del consenso dei suoi elettori. Parlare di famiglia, di casa, di solidarietà e difenderli vuol dire rifarsi all’esperienza politica dei cattolici che da noi trovano un valido rifugio dall’onda del qualunquismo assetato di potere della sinistra. Gli elettori, cattolici e moderati, hanno premiato il nostro impegno e hanno espresso il loro consenso sui nostri valori, sulle nostre idee e sui nostri leader, come Casini il cui nome era ben evidente sul nostro simbolo. Tutti consensi che non cadono a pioggia, ma che sono ben indirizzati».
«Non dimentichiamoci - spiega il segretario romano dell’Udc - che il sistema proporzionale ha permesso di esprimere in maniera inequivocabile la preferenza per un partito e quindi per valori certi e determinati. Ecco perché insistiamo sulla necessità di mantenere e migliorare il sistema proporzionale che permette agli elettori, anche all’interno della coalizione, di indicare con precisione cosa vogliono per la loro vita quotidiana, per il lavoro, per la famiglia. Certo, preferiamo un sistema proporzionale in cui sia possibile indicare la preferenza perché siamo convinti che sono gli uomini che formano un partito e non il contrario. E a quegli uomini cui va la preferenza spetta l’obbligo morale di tenere fede alle richieste di valori manifestati con il voto. A volte diluire questo obbligo può renderli deboli e capaci di credersi onnipotenti. Poi commettono errori che in politica si pagano, ma i primi a rimetterci sono gli elettori che a loro hanno affidato i valori cui tengono e che non hanno firmato una delega in bianco». «Un altro motivo - dice Fasoli - che spiega perché l’Udc resterà nel centrodestra. Il percorso che dal Polo ci ha portato alla Casa delle Libertà non può essere tradito. E non sarà tradito. Semplicemente noi diciamo che dobbiamo prendere atto che il modello della Cdl appare superato per un fatto obiettivo, ma non pensiamo che i valori di cui sia stato ed è portatore siano tramontati. Tutt’altro. Hanno bisogno di essere rafforzati nell’azione politica e per farlo occorre procedere a una ristrutturazione della casa, che vuol dire aprire al dibattito tra le diverse componenti che si riconoscono in quei valori. Senza pregiudiziali, isterie o scorciatoie».