A casa i finti profughi

<strong><a href="/interni/altro_che_profughi_arrivano_clandestini/24-03-2011/articolo-id=513285-page=0-comments=1" target="_blank">Altro che profughi, arrivano clandestini</a></strong>: dei quasi 16mila immigrati sbarcati a Lampedusa, circa 13mila non sono cittadini libici ma tunisini e quindi privi dei requisiti per ottenere l'asilo

Per un attimo abbia­mo sperato che la na­ve da guerra San Mar­co, salpata da Lampe­dusa con un carico di cin­quecento immigrati appena sbarcati sulle coste dell’iso­la, facesse rotta sulla Tuni­sia, Paese dal quale gli inde­siderati ospiti provenivano. Purtroppo non è andata co­sì. La San Marco attraccherà in Sicilia e il suo carico uma­no verrà disperso per l’Ita­lia, come lo saranno i succes­sivi. Dicono che è il prezzo della guerra, ma così non è. Di libici, sulle carrette del mare, non c’è traccia. I sud­diti di Gheddafi sono sì alle prese con una guerra civile, ma non hanno nessuna in­tenzione di lasciare il Paese: stavano benissimo dove so­no e sperano di tornare a sta­re bene al più presto.L’onda­ta che ci sta invadendo arri­va dalla Tunisia, dove poche settimane fa è stato deposto un tiranno mascherato e in­sediato un governo demo­cratico. Non c’è logica nello scappare da una libertà ritro­vata, non ci sono le basi per dichiararsi perseguitato po­litico o sentirsi in pericolo di vita. E, in effetti, sui ventimi­la arrivi degli ultimi giorni, soltanto tremila hanno fatto richiesta di asilo. Sono prati­camente solo uomini. Dubi­to che tutti siano davvero nelle condizioni di dover scappare, fosse solo per il fat­to che non conosco uomini che lascerebbero moglie e fi­gli a casa in balìa di presunti aguzzini. Più facile che tra questi tremila la maggior parte millanti e la restante sia in fuga sì, ma non dal ti­ranno. Più probabilmente scappano dalla polizia dopo essere evasi dalle carceri (nelle quali si trovavano per reati comuni) durante i gior­ni della rivolta.

Arruolare i tunisini tra le persone in diritto di ospitali­tà sull’onda emotiva della guerra è il peggior servizio che possiamo fare ai profu­ghi veri, se e quando questi arriveranno. È come intasa­re un ospedale di finti amma­lati: si sprecano risorse ed energie che potrebbero esse­re esaurite nel momento del vero bisogno. Le leggi che nel nostro Paese regolano immigrazione e ospitalità non risultano essere state so­spese, e semmai l’ecceziona­lità del flusso deve portare a stringere le maglie, non cer­to ad allargarle.

Credo che proprio alla lu­ce di tutto questo il governo abbia ieri deciso di inserire il problema dei clandestini nella risoluzione che il Parla­mento deve approvare sulla crisi libica. Berlusconi chie­de che la coalizione militare si impegni a bloccare sulle coste africane i trafficanti di uomini e i loro carichi. Ov­viamente questo non piace alla sinistra, che più proble­mi e casino ci sono in Italia più spera di trarne vantaggi politici ed elettorali. Bersa­ni fa il finto tonto sulla pelle di quei disgraziati e sulla si­curezza di noi italiani. È ad­dirittura offeso perché alle Camere ieri non è andato a parlare Berlusconi in perso­na, ma il ministro Frattini. Qualcuno gli spieghi che un motivo c’è, e non seconda­rio. Il premier, probabilmen­te, non può parlare con Ber­sani in quanto impegnato con altri interlocutori che chiedono riservatezza e bas­so profilo. Chi sono? Forse lo sapremo nei prossimi giorni. Per risolvere anche le crisi più drammatiche a volte contano più i rapporti personali che la forza milita­re. A volte, per ottenere risul­tati, serve di più dire «per Gheddafi mi sento addolora­to », che non seguire l’eti­chetta. Insomma, da queste parti qualcuno sta median­do davvero per mettere fine alla guerra. Se ne sono accor­ti tutti, americani compresi, salvo Bersani. Che sulle co­se importanti arriva sempre con un po’ di ritardo.