LA CASA È INTESTATA ALLA MOGLIE DECEDUTA

Domani ha l’appuntamento con l’ufficiale giudiziario che lo porterà fuori di casa. Tutto perché è rimasto solo, sua moglie è morta d’infarto mentre rientrava sul bus con la bimba per la mano, il Comune non ha fatto la voltura del contratto d’affitto, e in quell’appartamento dell’Arte in via Novella lui risulta «occupante senza titolo». Attilio Ciurcina, 53 anni, è un abusivo. Con due figli di 11 e 17 anni, ma abusivo. Senza un lavoro stabile, con problemi di salute, ma abusivo. E dovrà essere sfrattato. «L’appartamento era stato assegnato a mia suocera, mia moglie stava facendo le volture per subentrare come nuova inquilina, ma è morta prima di completare le pratiche - racconta Ciurcina -. Da quel momento sono iniziati i problemi. Ero disoccupato, vivo con la pensione di reversibilità di mia moglie, 630 euro al mese, ma il Comune ne chiede 300 di affitto, l’aliquota massima. Sì, sono indietro con i pagamenti, ho fatto debiti per pagare, mi sono messo in mano anche agli strozzini. Quando ho preso gli arretrati della pensione di mia moglie li ho dovuti dare tutti per pagare chi mi aveva prestato i soldi». Solo che ora la situazione non è migliorata. L’uomo fa alcuni lavori saltuari, in Comune gli hanno trovato un’occupazione come «volontario», che significa portare a casa 200 euro al mese. Ma ci sono sempre quei due figli da mantenere.
«Ora che mi sfrattano mi hanno detto che metteranno la grande, 17 anni, in una comunità di Sampierdarena e il piccolo, di 11, a Voltri - è disperato Ciurcina -. Sono già seguiti entrambi dallo psicologo fin da quando è mancata mia moglie, questo per loro sarebbe un nuovo trauma, troppo duro da accettare. Non potrei neppure dire loro di venire a trovarmi a casa». È commosso mentre racconta il suo dramma. Cerca la forza per non arrendersi, ma ogni tanto gli scappano frasi folli dettate dalla disperazione. «Cosa posso fare, ho pensato tante volte di farla finita - cerca conforto -. Ma poi penso ai miei figli. Devo andare avanti per loro, ma le ho già tentate proprio tutte, ho bussato a ogni porta, ho provato a interessare diversi politici». Ma intanto è arrivata la data del non ritorno, quella dello sfratto esecutivo. Ciurcina non cita neppure tutti i diritti riconosciuti agli extracomunitari, ai nomadi. Lui chiede solo di non essere buttato fuori. «Ieri avevo ancora tanti appuntamenti, sono andato a prendere la pagella di mio figlio, poi dovevo andare dal medico per un elettrocardiogramma perché qualche giorno fa mi sono sentito male, ho avuto una sincope e mi hanno ricoverato - ricorda il padre disperato -. Non sono neppure andato dal medico. Dovevo incontrare l’assessore alla solidarietà sociale». Tanti incontri, ancora nessuna soluzione. La speranza è che Ciurcina abbia avuto la sfortuna di vivere la sua situazione durante il periodo di transizione tra l’amministrazione ormai uscente e l’insediamento della nuova. Ora Marta Vincenzi e la sua squadra sono nel pieno delle loro funzioni. Ora possono fare qualcosa per dare una nuova vita, o almeno una nuova stagione a un padre con due figli che chiedono solo di restare a casa.