"Casa per un milione di italiani" Ma c'è il no delle regioni rosse

La situazione in <strong><a href="/a.pic1?ID=335112">Lombardia</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=335114">Sardegna</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=335113">Veneto</a></strong> e nelle <strong><a href="/a.pic1?ID=335115">altre regioni. </a></strong>Cappellacci: <strong><a href="/a.pic1?ID=335110">&quot;Sbloccheremo i cantieri&quot;</a></strong>. <em>Se il cemento è di sinistra: <strong><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani">di' la tua sul blog</a></strong></em>

La Sardegna e la Lombardia hanno già annunciato che ci stanno. Il Veneto ha pure anticipato il governo con una legge regionale approvata a tempo record. Le regioni rosse, invece, gridano in coro all’«allarme cementificazione» e al «rischio abusivismo». Eppure molti governatori di centrosinistra un piano di sviluppo edilizio già l’hanno varato a livello locale, con tanto di aumenti delle cubature e sgravi fiscali. Proprio come da proposte dell’esecutivo. Il governo comunque tira dritto: il piano casa domani sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Il leader leghista Bossi ieri ha avvertito che vuole «vedere bene le carte», ma il via libera potrebbe arrivare già in giornata. Questo il mix di interventi: primo, un fondo da 200 milioni di euro destinato alle regioni, e che nei prossimi mesi sarà incrementato fino a 550 milioni, per la realizzazione di 5-6mila alloggi popolari; secondo, la possibilità di aumentare la cubatura delle case private del 20% (e del 30% per gli edifici costruiti prima del 1989); terzo, uno sconto fiscale del 20% sugli interventi edilizi, esteso al 60% per la prima casa. In più, secondo le stime del governo, grazie agli incentivi al riscatto degli immobili un milione di inquilini di case popolari presto riuscirà ad acquistare la casa in cui vive.

Per il Cresme, istituto di ricerca specializzato sulle costruzioni, il piano provocherà un «effetto shock», con un aumento del giro d’affari dell’edilizia da 60 miliardi di euro. Ma a una condizione: che le Regioni si muovano compatte. Ipotesi improbabile. A dire il vero due governatori Pd, il calabrese Agazio Loiero e il marchigiano Gian Mario Spacca, all’inizio erano sembrati interessati. «Il piano per la casa io lo vedo in chiave positiva», aveva dichiarato Loiero. «Quando ci sarà il testo definitivo, ci confronteremo e faremo la nostra parte», aveva promesso Spacca. Già, perché «il sostegno ai lavori dell’edilizia è una significativa risposta anti crisi». Poi da Roma, via tv, è arrivato il no senza se e senza ma del segretario Franceschini, e così Calabria e Marche si sono allineate in fretta alle altre regioni «contrarissime»: Puglia, Lazio, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna.
«No a edilizia selvaggia», grida ora Loiero. «Fermiamo tutto!», suggerisce la presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti. Eppure misure simili a quelle previste dal piano del governo sono state già adottate da molte regioni, anche del centrosinistra, e anche in maniera più decisa. La Liguria, l’Umbria e la Lombardia consentono ai privati di elevare i sottotetti delle abitazioni, fino a una rispettabilissima altezza di 2,7 metri. Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Umbria e Liguria hanno dato il via libera al recupero dei seminterrati a fini abitativi. In Liguria nel vecchio scantinato ci si può pure aprire un negozio, e se non ci sono finestre pazienza, a volte basta installare un sistema di ventilazione.

Quanto all’aumento delle cubature – «il grande dramma», secondo la presidente del Fai Giulia Maria Mozzoni Crespi – ben 12 Regioni hanno adottato misure più «permissive». Un incremento volumetrico del 10% è possibile perfino in Toscana e in Emilia-Romagna, mentre in Umbria non c’è proprio alcun limite all’espansione. «Il piano del governo è una trappola...», avverte terrorizzata Angela Barbanente, assessore pugliese al Territorio. Forse si è scordata che proprio in Puglia, grazie al piano casa regionale, chi decide di aumentare un po’ la cubatura di casa ha diritto pure a uno sconto sulle imposte locali.