Casa a Montecarlo, ecco il contratto tra l'An di Fini e i paradisi fiscali

L'immobile, ricevuto in eredità, fu venduto dal partito per 300mila euro a una società off shore costituita 40 giorni prima a Saint Lucia<strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=465026"></a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Dalle campagne di Monterotondo a via della Scrofa, e dalla sede di An a Roma dritti a Montecarlo, passando due volte dal via dell’isola caraibica di Saint Lucia. Nella versione politica del Monopoli tutti i concorrenti gareggiano all’insegna del fair play e, in primo luogo, della riservatezza. Il «premio» è l’appartamento al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di Monaco, dove da qualche mese è in affitto il giovane imprenditore Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta.
La storia, con i suoi buchi neri e le sue omissioni, è già nota ai lettori. Ma il Giornale è riuscito a scardinare il segreto monegasco e a visionare il contratto di compravendita, ed è dunque in grado di dimostrare come quella casa sia stata ceduta direttamente da Alleanza nazionale a una finanziaria off-shore con sede a Saint Lucia, paradiso fiscale caraibico, nella lista grigia dell’Ocse come Paese a rischio riciclaggio, per una cifra di molto inferiore al suo valore di mercato. Quella del perché la casa sia stata alienata a un tale prezzo di favore è una delle tantissime domande alle quali potranno dare una risposta solo Fini e i suoi, che tacciono.
Ma andiamo con ordine. Scorrendo le dodici pagine del contratto di compravendita, archiviato nel fascicolo 1283A-Acte0009A della conservatoria monegasca, appare il rogito. È dell’11 luglio del 2008, e il frontespizio già lascia poco spazio all’immaginazione: «Vente par l’Association de droit italien dénommé “Alleanza nazionale” au profit de la société “Printemps Ltd”». In calce, annotato a mano, il prezzo della compravendita: 300mila euro. Tondi tondi.
Poi, prima pagina del contratto e prima sorpresa. Al rogito era presente Francesco Pontone, tesoriere di An, avvocato e senatore di lungo corso (è alla settima legislatura), e il dettaglio mal si concilia con le reticenze e i buchi di memoria dello stesso. Che al Giornale è letteralmente caduto dalle nuvole sul contratto, sulla società, sulla casa. Su tutto.
Ma lasciamo parlare l’atto.
«Di fronte al sottoscritto Paul-Luis Aureglia, notaio in Monaco (Principato), in boulevard des Moulins, 4, è comparso il senatore Francesco Pontone, che elegge domicilio a Roma, via della Scrofa, 39, di nazionalità italiana, nato a Napoli il 30 marzo 1927, che agisce in nome e per conto dell’associazione di diritto italiano chiamata “Alleanza nazionale”, partito politico la cui sede è a Roma, via della Scrofa, 39, identificato dal codice fiscale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, compreso quello di disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco Fini, nella sua qualità di presidente della citata associazione, ai termini di una procura generale ricevuta da Mario Enzo Romano, notaio in Roma, il primo dicembre 2004 (...)». Se Pontone e An sono le vendeur (i venditori), l’acquéreur (l’acquirente) prosegue l’atto, è «la società denominata “Printemps Ltd”, con capitale di mille dollari Usa, che ha sede in Manoel Street, 10, Castries, Saint Lucia, costituita con scrittura privata il 30 maggio 2008, registrata lo stesso giorno presso il registro societario di Saint Lucia al numero 2008-00324». A rappresentare la Printemps dal notaio, l’amministratore delegato Bastiaan Anthonie Izelaar e l’amministratore James Walfenzao, entrambi residenti a Monaco, ed entrambi direttori della Jaman Directors Ltd, altra società off-shore che controlla la Printemps, con sede allo stesso indirizzo dell’isola di Saint Lucia. Nella Printemps figura pure un italiano, Gianfranco Comparetti, il quale rintracciato al telefono aggiunge ulteriori anomalie alla storia: «Io di questa società non so niente, non la conosco, non capisco come ci possa essere finito dentro. Non conosco Tulliani, conosco Fini solo per nome, da 25 anni sono via dall’Italia. Vivo tra Montecarlo e i Caraibi e di questo appartamento e della società Timara che lo detiene non so nulla». L’affare si complica.
Si passa poi alla descrizione dell’immobile oggetto della compravendita, all’interno di «una proprietà al numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte, a Monte Carlo, composta da due immobili contigui, Palais Milton e Palais Shakespeare, con giardino, il tutto occupante una superficie approssimativa di 1.065 metri quadri». La casa ereditata da An consiste nella «totalità del nono lotto, comprendente un appartamento situato al pianterreno dell’immobile sopra descritto (...) e composto da: sala, due camere, cucina, bagno e balcone».
L’atto notarile sa bene da dove arriva quell’appartamento, e infatti dedica all’origine della proprietà un paragrafo. «I beni e i diritti immobiliari attualmente in vendita appartengono al venditore per averli ricevuti nella successione della signorina Anna Maria Colleoni, di nazionalità italiana, nata a Roma il 26 luglio 1934, in vita disoccupata, residente e domiciliata a Roma, dove è deceduta il 12 giugno 1999». Si dà anche conto del testamento olografo, datato 6 dicembre 1997, con il quale la nostalgica e generosa donna ha nominato «il partito Alleanza nazionale» suo erede universale, nella persona di Gianfranco Fini suo presidente. Titolo riconosciuto, osserva il notaio, anche «in virtù di un’ordinanza emessa il primo agosto 2001 dal presidente del tribunale di primo grado del Principato di Monaco» a favore dell’associazione Alleanza nazionale.
La Colleoni, si apprende ancora dall’atto, «aveva acquisito i citati beni dalla società anonima monegasca denominata “Società immobiliare Milton-Shakespeare” (...) il dieci luglio 1962, (...) al prezzo di 30mila nuovi franchi dell’epoca». Di certo fu un buon investimento. Ma erano altri tempi (curiosa la data d’acquisto originaria, esattamente 46 anni e un giorno prima della “svendita” di An), e per scoprire uno strepitoso investimento basta arrivare a pagina 8 del contratto, dove si parla di soldi. «La presente vendita è rispettivamente consentita e accettata al prezzo di 300mila euro, che l’acquirente ha pagato in contanti», scrive il notaio. Val la pena di ricordare che per comprare quell’appartamento, ancora nel 2006, uno degli altri inquilini del Palais Milton aveva offerto a via della Scrofa un milione e mezzo di euro, come termine ultimo di una lunga serie di proposte d’acquisto inoltrate a partire dal 2000, partite da Monaco e rimbalzate indietro dai rifiuti o dai silenzi dei dirigenti del partito romano. E per magra che sia, persino la Printemps otterrà una plusvalenza quando, tre mesi dopo, cederà alla Timara Ltd l’appartamento a un prezzo di 330mila euro, con un rogito affidato alla figlia del notaio Aureglia, Nathalie Aureglia Caruso. Anche se, come è emerso, Printemps e Timara hanno lo stesso indirizzo di sede legale, ossia quella comune anche alla Jaman Directors.
L’atto di acquisto specifica anche i vincoli a cui l’acquirente era tenuto, prima di avviare lavori di miglioria e ristrutturazione, che poi in effetti (previa informazione del syndict del condominio, Michel Dotta) hanno avuto luogo, come è noto, sotto la supervisione dello stesso futuro inquilino, ossia Giancarlo Tulliani. Al documento sono allegate copie dell’atto costitutivo della Printemps e i certificati d’agenzia dei rappresentanti della stessa società off-shore, ma c’è anche la procura con la quale Fini, nel 2004, nominò il senatore Pontone procuratore generale per il «tesoro» del partito, redatta «in Roma, ministero degli Esteri»: il presidente della Camera all’epoca era infatti titolare della Farnesina, e il notaio andò semplicemente a trovarlo «in ufficio».
Siamo dunque alla svolta. Più i conoscitori dei segreti dell’appartamento Colleoni tacciono e più si diradano le ombre su quell’appartamento in posizione invidiabile, nel cuore di Montecarlo, a mezza strada tra la stazione ferroviaria e lo storico casinò. La cui donazione ad An, come ricordano negli ultimi giorni Francesco Storace e altri esponenti politici che non hanno gradito il nuovo corso finiano, era vincolata alla «buona battaglia». Che Fini in persona ha combattuto sinché era in vita la nobildonna. Ora è chiaro, certificato, dimostrato a chi An ha venduto, e si sa chi abbia poi ceduto la casa alla Timara Ltd proprietaria dell’immobile poi affittato a Giancarlo Tulliani. Ci sono le date, e i prezzi delle transazioni registrati dal notaio e in conservatoria. Ma non tutti i misteri sono chiariti. C’è la cifra che An avrebbe iscritto a bilancio proprio per la cessione di un immobile ereditato da Anna Maria Colleoni, e che secondo quanto ipotizzato da Libero è proprio l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14: 67mila euro. Oltre a essere risibile, non corrisponderebbe alla già bassissima quotazione che risulta dall’atto. E poi c’è il giallo di queste società off-shore create ad hoc, sarà la coincidenza, per l’operazione (entrambe «nascono» a maggio del 2008, le due compravendite sono di luglio e ottobre), in che modo An le ha individuate come potenziali acquirenti? E come mai proprio il «cognato» dell’ex leader di An ha finito per affittare quell’appartamento? Anziché tacere (e querelare) perché Gianfranco Fini non ci aiuta a dare una spiegazione ai lettori? E già che c’è, sul piano della legalità senza se e senza ma, può dirci se reputa normale questo giro di Monopoli nei paradisi fiscali?