Casa di Montecarlo: Fini era un habitué "Era qui pure a novembre con i Tulliani"

Il manager Care: "L’ultima volta ho incrociato il presidente della
Camera, la compagna e Giancarlo nell’androne. Ci fermammo a chiacchierare
per un quarto d’ora. Lui sembrava soddisfatto del sopralluogo
nell’appartamento&quot;. <a href="/interni/il_diktat_centro_arredi/15-08-2010/articolo-id=467171-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Il diktat</strong></a> del centro arredi. <a href="/interni/lappunto/15-08-2010/articolo-id=467176-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'erede della Colleoni</strong></a>: &quot;Non venne neanche al funerale della zia&quot;. &quot;Fini dimettiti&quot;: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/web/pdf/viafini.pdf">aderisci</a></strong>

La «sorpresa» e il «disappunto» di Gianfranco Fini nell’apprendere che la casa di Montecarlo venduta da An era abitata dal cognato? «Ho incrociato il presidente della Camera in Boulevard Princesse Charlotte 14, ho chiacchierato a lungo con lui ed era piuttosto soddisfatto della casa da cui usciva». Luciano Care è un imprenditore italiano che vive da 13 anni a Monaco dove gestisce una società di import-export. Ha molti amici nel Principato, tra cui un vicino di Giancarlo Tulliani. Ed è uno dei numerosi monegaschi che negli scorsi mesi ha visto Fini presso l’appartamento. Care ha anche chiacchierato con lui: era durante il ponte del primo novembre 2009, un anno dopo i passaggi dell’immobile attraverso società off shore e poche settimane prima che iniziasse la radicale ristrutturazione.
Lei conosce bene quello stabile.
«Certamente. È un edificio piuttosto vecchio, rimesso un po’ a posto alla monegasca. Di recente hanno rifatto l’ingresso a mattonelle bianche e nere ed è privo di ascensore. Si trova a fianco del palazzo di Radio Montecarlo che ora è stato trasformato nel Novotel con un grande parcheggio sotterraneo, a poca distanza dalla stazione ferroviaria. È una zona che si è notevolmente rivalutata con la presenza del nuovo albergo e del residence accanto».
Gli atti notarili attestano che l’alloggio è passato di mano per 330mila euro. Un affare?
«Un grandissimo affare. Quello è il valore di 10 anni fa, prima che fosse introdotto l’euro. Quando ho letto di quella somma, pensavo si trattasse della valutazione fatta al momento del testamento. Si tratta di quello che a Monaco chiamano un “pièce”, una cinquantina di metri quadrati scarsi con sala, angolo cottura, camera, bagno. Dieci anni fa poteva valere due milioni di vecchi franchi francesi. Se poi, come avete raccontato voi del Giornale, è stata fatta una radicale ristrutturazione, indubbiamente il compratore aveva fiutato un affare d’oro».
I lavori sono costati sui 100mila euro.
«Non faccio fatica a crederlo. Il mio amico che abita in zona ricorda che l’impresa ha aperto il cantiere lo scorso gennaio e ha finito a giugno. Tulliani e la sua compagna sono entrati a luglio. Gli operai erano quasi tutti italiani, pochi parlavano francese».
Frequentando Palais Milton, le è capitato di incrociare il presidente della Camera?
«L’ultima volta è stato agli inizi del novembre 2009 e in quell’occasione non mi pareva che l’onorevole Fini fosse così meravigliato, anzi era molto rilassato e disponibile».
Ricorda la data precisa?
«Era durante il ponte dei morti, quando Monaco è piena di italiani in vacanza».
Fini era solo?
«No, con la signora Elisabetta e il cognato. Stavo accompagnando a casa il mio amico quando li abbiamo visti uscire. Ci siamo stretti la mano, un contatto che ricordo molto bene».
Come mai?
«Era una mano ruvida, quasi di un muratore o di una persona che svolge lavori manuali. Mi sono stupito perché mi aspettavo la mano morbida di un manager o di un intellettuale. Comunque il presidente Fini era in gran forma, un bella figura, alto, con un bel giubbotto nero da aviatore, sportivo ma anche molto elegante».
Che cosa vi siete detti?
«Lei sa che la caratteristica del Principato è quella della riservatezza... Abbiamo chiacchierato un quarto d’ora. Gli ho parlato delle condizioni e degli interessi di noi italiani immigrati nel Principato, e gli ho chiesto che faccia qualcosa per noi. Alla fine l’ho ringraziato: complimenti presidente, tenga duro! Ricordo che mentre parlavamo sul marciapiede davanti al portone della palazzina è passata una ragazza in motorino che l’ha riconosciuto subito e anche lei gli ha urlato “Gianfranco non mollare”».
Fini aveva la scorta?
«No e la cosa mi ha sorpreso molto. Mi aspettavo che uno come lui, presidente della Camera, avesse un codazzo di guardie del corpo. Invece erano soltanto loro tre sull’uscio di casa».
Che impressione le fece la terza carica dello Stato?
«Mi è sembrata una delle tante famiglie borghesi italiane che trascorre un fine settimana a Monaco in tutta tranquillità».
Ma l’abitazione di Boulevard Princesse Charlotte non era ancora abitabile, la ristrutturazione è cominciata poche settimane dopo e i mobili sono stati ordinati a gennaio.
«Saranno andati a fare l’ultimo sopralluogo prima dei lavori. Oggi potrei dire che Tulliani avrà fatto vedere alla sorella e all’onorevole Fini come intendeva risistemare l’alloggio».