Casa di Montecarlo, Fini incastrato dal catasto

La rivelazione nell’ultimo libro di Vespa: il valore fiscale
dell’immobile nel 2000 all’atto della registrazione era di 381mila euro.
Molto più alto di quanto incassato dal partito nel 2008 dalla società
off-shore Printemps. Che fa capo a Giancarlo Tulliani. <a href="/a.pic1?ID=484972" target="_blank"><strong>Quei rapporti pericolosi di Strano</strong></a>, il finiano legato ai boss catanesi

Per trovare il capitolo sulla casa di Montecarlo bisogna scollinare oltre pagina settecento, perché quest’anno un fluviale Bruno Vespa ha scritto una sorta di Guerra e pace, portandoci per mano attraverso centocinquant’anni di storia italiana, da Mazzini e Garibaldi alle convulsioni del Pdl e alla nascita di Futuro e libertà. Ma Il cuore e la spada, Mondadori, già in libreria, non delude: Vespa ricostruisce puntigliosamente tutta la storia e aggiunge anche qualche prezioso dettaglio, finora inedito. L’informazione più suggestiva e interessante è proprio all’inizio, quando il lettore inciampa «nel piccolo quartierino in un elegante palazzo all’interno del quadrato d’oro di Montecarlo, l’area più pregiata del principato di Monaco». Siamo nel 1999, la contessa Colleoni è morta e An ha ereditato l’appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14. Il senatore Francesco Pontone scrive una lettera alla Dotta Immobilier, amministratrice del palazzo, la Dotta risponde valutando quei locali, pari a circa 70 metri quadri commerciali, 450 milioni di lire, ovvero 229.000 euro; Pontone e il suo collega di partito Antonino Caruso vanno a Montecarlo e per il disbrigo delle pratiche si appoggiano al notaio Paul-Louis Aureglia, un professionista di grande esperienza e tradizione. Ed è precisamente a questo punto che Vespa spara la sua rivelazione: «La cifra concordata per la denuncia ai fini fiscali fu sensibilmente più alta di quella indicata da Dotta Immobilier». Sorpresa: «Nell’atto - prosegue Vespa - si parla di 2 milioni e mezzo di franchi, pari a 381.155 euro». Dunque, 381.155 euro. Ovvero una cifra molto più importante dei trecentomila euro incassati da An otto anni dopo, quando il partito cedette l’immobile alla Printemps, una società off-shore dei Caraibi. Ma come mai si arrivò a quota 381.155 euro? «Il notaio - tira le fila Vespa - fece presente che il valore avrebbe dovuto avere un minimo di credibilità e che una cifra più bassa non sarebbe stata sostenibile».
Si sa, di solito il valore ai fini fiscali è più basso del prezzo al momento della vendita. Qui, in un’interminabile successione di paradossi, accadde il contrario e anche di più: perchè i 381mila euro sono più alti dei 300mila incamerati da An otto anni dopo. Una situazione davvero unica. Gestita in modo incomprensibile dal principio alla fine. «A cavallo fra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 - riprende il filo Vespa - Caruso ricevette una telefonata da un sedicente inquilino dello stabile di boulevard Princesse Charlotte o, più probabilmente, dall’architetto dello studio Dotta che si era occupato delle pratiche relative all’appartamento e alla piccola manutenzione necessaria, il quale disse che c’era qualcuno disposto a comprarlo per 6 milioni di franchi, pari a cira 915.000 euro. Caruso si fece lasciare il numero di telefono dell’offerente e lo passò a Pontone, ma questi lo informò che non era ancora stata presa nessuna decisione circa la vendita dell’immobile».
Dunque, già fra il 2001 e il 2002 c’era qualcuno disposto a versare oltre 900mila euro. Ma non se ne fece nulla. «Improvvisamente, all’inizio dell’estate 2008, Fini chiamò Pontone e gli disse semplicemente: “Francesco, vendiamo Montecarlo a 300.000 euro. La segretaria ti farà sapere con chi prendere contatto”. E lui, uso a obbedir tacendo, non fece domande: la disposizione era chiara e il presidente aveva indicato anche il prezzo, chiarendo che la casa andava ristrutturata». Più chiaro di così.
Dopo aver lasciato cadere, contro ogni logica, un’offerta da 900mila euro e oltre, sei-sette anni dopo Fini ordina a Pontone di vendere e di vendere a trecentomila euro. Il senatore, come è evidente dal racconto, non sa nulla e s’inchina ad una decisione che il leader di An ha preso sopra la sua testa. E infatti l’11 luglio Pontone viene paracadutato a Montecarlo nello studio del notaio Aureglia. «Lì incontrò due persone che erano fiduciarie dell’acquirente, la società Printemps Ltd con sede a Santa Lucia, paradiso fiscale, come si dice, nelle Piccole Antille: Bastiaan Anthonie Izelaar e James Walfenzao, entrambi residenti nel principato di Monaco. Il notaio - chiosa Vespa - si meravigliò nel constatare che il venditore non conoscesse i compratori».
Insomma, il pasticcio di Montecarlo non quadra dall’inizio alla fine. Peraltro Vespa ci dà un’altra notizia, o meglio gliela gira lo stesso Pontone. «Interpellato, Pontone rivela che, al momento dell’elezione a Presidente della Camera, Fini si riservò il controllo dell’amministrazione del partito e del Secolo d’Italia: “Esiste un documento e La Russa lo sa”, sostiene». La Russa smentisce, ma Pontone sembra sicuro di sé. Stiamo parlando di un patrimonio che lo stesso Vespa radiografa con precisione: «Settanta milioni di euro in contanti e immobili per un valore di 400 milioni». Dunque, un portafoglio molto importante che Fini continua a gestire in prima persona.
Il caso è ancora aperto e Vespa, pur seguendolo in tempo quasi reale, deve ai primi di ottobre staccarsi dalla cronaca per consegnare il tomo alla stampa. Ma prima di congedarsi, il giornalista formula una domanda malandrina ritornando alla sua scoperta: «C’è un punto che resta, tuttavia, oscuro. Rifacendosi alla valutazione della Dotta Immobilier, Fini sostiene correttamente che l’appartamento fu venduto al 30 per cento in più, ma sapeva che il valore catastale dichiarato al fisco era di 381mila euro?». I conti non tornano, nemmeno per il conduttore di Porta a porta.