Casa Pertini, il «Giornale» stoppa Burlando

Paola Setti

L’hanno presa malissimo, che parlare del vil danaro è sempre volgare e figurarsi se di mezzo c’è un presidente della Repubblica che fu anche padre della Patria come Sandro Pertini. Ma alla fine i consiglieri di centrosinistra hanno detto «e sia». E hanno sospeso l’acquisto della casa di Pertini, anzi della porzione di casolare in cui lui non visse mai ma che si trova a fianco della vera abitazione. In attesa di una nuova perizia che valuti «la congruità del prezzo del bene attraverso le procedure ordinarie previa valutazione dell’Agenzia del Territorio». Perché, ecco, dal dibattito, pardon, dallo scontro di ieri in consiglio regionale è spuntato un dettaglio ignoto persino all’assessore al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga: l’Agenzia del territorio di cui sopra già l’anno scorso fece una valutazione dell'appartamento di Stella San Giovanni, sulle alture di Savona. E, fa sapere Franco Orsi l'azzurro ex assessore all'Ambiente, la stima parlava di una cifra ben inferiore ai 180mila e passa che la Regione si accinge a spendere. 180mila e passa, perché in effetti la cifra esatta è 200mila, 185mila di «valore commerciale» più 15mila di «oneri connessi», come da delibera. Oltre ai 50mila euro necessari all'«adeguamento dell'immobile», e cioè ai lavori di ristrutturazione, e che lavori. Dopo le anticipazioni del Giornale, con i pronipoti di Pertini a dire che no, «quella non è la vera casa di nostro zio» e con l'agenzia immobiliare che a Stella vide l'appartamento a svelare che, ancora, «il valore non può superare i 90mila euro», ieri il caso è approdato nella Sala Verde di via Fieschi. È stato sùbito tutti contro tutti. Non fosse altro che a sollevare la questione con toni decisamente agguerriti è stato Gianni Plinio il capogruppo di An, non proprio quel che si dice un ex partigiano ecco. Persino Claudio Burlando il sempre compassato presidente della giunta alla fine urlava «vergognatiii», incurante dei richiami all'ordine da parte del presidente dell'assemblea Mino Ronzitti: «Per cortesiaaa». E poiché a Plinio nessuno ha creduto quando ha tentato di spiegare che «fascismo e antifascismo qui non c'entrano, è solo una questione di rispetto per l'onesto portafogli dei contribuenti liguri», ci ha provato anche Forza Italia. Il più arrabbiato è Orsi. Perché non ha gradito i sospetti avanzati sulla buona fede di Plinio dal diessino Nino Miceli. E perché lui da savonese Stella la conosce bene, così come la vicenda: «Quella casa è in vendita da cinque anni e nessuno la compra perché costa troppo, nemmeno quando fu messa in vendita per 150 milioni di lire la comprarono e anche la presidenza della Repubblica rifiutò di acquistarla perché giudicò incongruo il prezzo». Per dirla con Plinio: «Viene il sospetto che dietro ci sia una speculazione immobiliare». Botte da orbi, il centrosinistra a dire che «di casa Pertini ce n'è una e pazienza se la paghiamo più del valore di mercato», il centrodestra a chiedere un sopralluogo e una nuova perizia. Alla fine è Claudio Burlando a dire basta. L'assessore alla Cultura Fabio Morchio, che ha proposto l'acquisto, ha appena difeso l'investimento perché «Pertini è una figura da onorare» e perché «il prezzo è giusto, lo dice il geometra della Regione». Il presidente inforcato il microfono come un'ascia e chiede rispetto: «Mi addolora veder mischiata la memoria di Pertini con un dibattito sul valore venale dell'appartamento. Pertanto se volete una nuova valutazione oltre a quella degli uffici regionali facciamola, ma sommessamente vi chiedo di terminare questa discussione». Di più: Plinio segnala carte alla mano che la presidenza della Repubblica non ha voluto acquistare l'immobile a un prezzo esoso? Burlando s'indigna il doppio: «Male, avrebbe dovuto farlo lo Stato questo acquisto, perché commemorare Pertini è un dovere». A Ronzitti, che lui pure da qualche tempo s'arrovella su questa storia della casa che non è la casa natale e costa anche un putiferio, brillano improvvisamente gli occhi: «Il presidente ha fatto una proposta che mi pare condivisibile, propongo di separare la volontà di acquisire l'immobile dagli strumenti di valutazione del suo valore». Son intervenuti di nuovo tutti. Orsi: «L'Agenzia del territorio una stima l'ha già fatta e la può rifare». Burlando: «Un partigiano mi ha scritto con il cuore gonfio di gioia, dicendo che metterà a disposizione i suoi documenti dell'epoca per il centro studi che nascerà a Stella, anche se chissà se vivrà abbastanza per vederlo». Morgillo: «La smetta di farci la predica e disponga una perizia». Nicola Abbundo del gruppo Misto: «Il prezzo di affezione non può essere così alto». Plinio: «Qui non sono in gioco i sentimenti ma gli euro». Marco Nesci di Rifondazione comunista: «Sei un repubblichino». Cristina Morelli dei Verdi: «Che volgarità parlare di valore di mercato di fronte ai valori con la maiuscola» e via così dicendo ognuno la propria. Infine il voto: respinta la mozione di An sul ritiro della delibera, ma approvato l'ordine del giorno che la sospende in attesa di una nuova perizia. Anche perché Plinio avverte che, se perizia non sarà, lui andrà alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti e poi se la vedranno loro.