La Casa della Poesia ricomincia dai russi

L a grande poesia russa a Milano: inaugura la sua attività di quest'anno la Casa della Poesia alla Palazzina Liberty. Sono ormai lontani i tempi in cui la poesia, la grande poesia, esercitava una importante funzione educativa e formativa sull'uomo e sulla sua vita. Sempre più difficile sembra oggi sentire, anche nella migliore e più celebrata poesia contemporanea, la voce delle sirene, il canto dell'universo, la presenza del mito. È il mito infatti il vero incontro fra l'anima dell'uomo e le cose: esso è un sapere eversivo, metamorfico, ciclico, che chiama all'azione. Ecco allora che se la poesia perde il suo legame con questo pensiero delle origini, con questo sapere dell'anima, la sua azione appare desolata, priva della capacità di illuminare il sentiero, incapace, come direbbe Keats, di «fare anima».
Opporsi all'idea dell'impossibilità e del nulla: è questa oggi una nuova e continua sfida per la grande poesia, una sfida decisiva sulla quale si gioca gran parte delle sue possibilità e del suo futuro, e che qualche voce coraggiosa continua a raccogliere. È dal 2005 che a Milano, su iniziativa dell'allora Assessore alla Cultura Stefano Zecchi, la Palazzina Liberty di Largo Marinai d'Italia ospita la Casa della Poesia, autentico avamposto di una battaglia per la bellezza e per l'arte che vive della condivisione di idee e progetti finalizzati alla ricerca del senso più autentico del «fare poesia» oggi. L'attività di quest'anno è stata inaugurata in questi giorni con un incontro dedicato al grande poeta russo Osip Mandel'štam (1891-1938) e curato da Giancarlo Majorino, presidente dell'associazione e suo co-fondatore assieme ad altri grandi nomi della poesia italiana, con la collaborazione di Serena Vitale, la massima interprete del poeta russo. «Ha un significato molto importante - dice Majorino - iniziare il nostro lavoro con un figura come Mandel'štam. È la sua straordinaria virtù poetica quella che ancora affascina, la sua lucente immediatezza in tutto ciò che lo circonda, l'ineguagliabile trasformazione formale di sentimenti che parlano a tutti dal fondo del cuore». La poesia ha una possibilità forse unica, quella cioè di trasmettere bellezza, fantasia, sogni di mutamento, soprattutto quando, come con Mandel'štam, si trova ad avere a che fare con l'impedimento e la restrizione: «Un'espressione che io amo molto riferita alla poesia è “dare forma all'ignoto“. È quello che cerchiamo di fare nei locali della Palazzina Liberty: a partire da questo mese saranno molte e varie le letture poetiche, le serate di studio, le manifestazioni, anche internazionali, che si succederanno, che coinvolgeranno anche le scuole, i cinema, poeti meno noti e semplici lettori». Sempre nello spirito di un'arte che vuole fare valere la sua «straordinaria inutilità». Fra i prossimi appuntamenti, il 20 novembre, con l'intervento dei più noti poeti milanesi che leggeranno composizioni inedite (Merini, de Angelis, Loi, Kemeny, Viviani…) e oggi con una serata fra poesia e musica con la musica del grande pianista Antonio Ballista.