Casa Ricordi apre l’archivio e riapre il "vivaio"

L’editore, che ha inaugurato a Bruxelles la mostra «That’s Opera», cerca giovani compositori

Milano - Ricordi, l’editore che fece la fortuna dei giganti dell’opera italiana, Verdi e Puccini per esempio, è in fase di rilancio. E si rinnova, a duecento anni dall’inizio dell’avventura imprenditoriale che la vide pubblicare partiture musicali, libretti, bozzetti, riviste, ma anche porsi nella veste «impresariale» nella Scala, nell’Ottocento già faro europeo. Negli ultimi decenni Casa Ricordi aveva venduto qualche gioiello di famiglia, le edizioni alla Universal e la discografia alla Sony, il tutto sotto la cupola del gruppo tedesco Bertelsmann che aveva acquistato Ricordi nel 1994.

Della Ricordi era cosi rimasto il solo marchio e l’archivio storico. Ora Ricordi, sotto lo sprono di Tino Cennamo, intende rinascere con un nuovo marchio che integra l’archivio con la Bmg Rights Management, la divisione musicale messa su 15 giorni fa, che gestirà diritti discografici, editoriali e dei nuovi media. Si riproporranno, dunque, registrazioni storiche della lirica e leggera (Conte, Tenco e Fossati). Cosi come si intende ricreare il vivaio di compositori i cui testi saranno destinati al cinema e alla tv.

E in questa fase di rilancio si inserisce, come sorta di volano, la mostra itinerante That’s Opera. Un’esibizione che squaderna la storia della Ricordi e i segreti dell’opera lirica. È stata presentata ieri a Bruxelles al Tour and Taxis dove rimarrà fino a marzo. Da qui Opera farà il giro del mondo (San Pietroburgo, Berlino, New York, Parigi, Pechino, Abu Dhabi...) rincasando nella Milano in pieno rigoglio Expo, quindi nel 2015. Il Comune di Milano è l’unico contribuente - pur in piccolo – di una mostra sponsorizzata dalla Bertelsmann. Tedesco è pure l’Atelier che ha concepito la mostra, il Brückner di Stoccarda, firma del museo Bmw di Monaco e dell’Auto a Shanghai.

That’Opera è articolata in cinque aree che spiegano cosa siano il libretto, la partitura, le voci e i costumi, la scenografia e la rappresentazione. «L’idea è anche quella di avvicinare la gente al melodramma; s’è tenuto conto di un’utenza che sarà internazionale», spiega Cennamo. Attraverso un sistema di sipari si arriva alla scrivania del capostipite Ricordi, soffocata dalle scartoffie. Come nasca un libretto lo si chiarisce in una sala d’un bianco candido, dove si segue lo sbozzare delle battute iniziali dell’aria Mi chiamano Mimì: via via compaiono le note mentre si sente la voce di Puccini che commenta. Il cuore della mostra pulsa nell’area della partitura. Il visitatore, dal leggio del direttore d’orchestra, sceglie la partitura di una celebre opera italiana e sul fondale iniziano a scorrere le note. Nell’area dei costumi sono esposti storici bozzetti, qualche costume, ma l’interesse è catturato da un «tavolone» dove scorrono immagini che riproducono le fasi di confezione degli abiti di scena. Non mancano i manoscritti, che per la prima volta dal 1808 hanno varcato i confini italiani.