Una «casa» senza sbarre per detenute e bimbi

Gianandrea Zagato

Dietro le sbarre a tre anni e non per scelta. Condizione di bambini costretti in carcere con le loro mamme e nel periodo più delicato della crescita quando, osserva Luigi Pagano, «avrebbero bisogno di gioco, di esperienze e di stimolazioni e devono, invece, adattarsi alle logiche del divieto, alla monotonia dei tempi e di ritmi carcerari». Ragione in più per plaudire, dice il provveditore regionale per i penitenziari, alla prima struttura italiana «senza sbarre» per detenute madri, sorta di casa-famiglia (in grado di ospitare sino a dodici carcerate e altrettanti figli) in una struttura della Provincia, in viale Piceno, gestita dal ministero della Giustizia in collaborazione con gli operatori del Comune di Milano e il supporto finanziario della Regione Lombardia.
Iniziativa della «sezione a custodia attenuata» presentata ieri in quel di San Vittore dal ministro della Giustizia Roberto Castelli e dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti oltreché dal presidente della Regione Roberto Formigoni, dal presidente della Provincia Filippo Penati e dal sindaco di Milano Gabriele Albertini. «Esempio che quando le istituzioni riescono a superare i particolarismi politici, si riescono a risolvere i problemi dei cittadini» annota Castelli, che rivela «di aver pensato di proporre la grazia al presidente della Repubblica per le giovani madri detenute con figli, poche decine in tutto il Paese, che per motivi di sicurezza non possono usufruire della semilibertà: soluzione impraticabile dal punto di vista tecnico, ma questa iniziativa a favore delle carcerate con figli piccoli è un passo avanti, un grandissimo passo avanti».
«Passo» che per Formigoni «è atto di civiltà per lo sviluppo sereno e armonico dei bambini» che, aggiunge il Governatore, non «devono soffrire per le condizioni delle loro madri». E mentre il numero uno del Pirellone sottolinea l’impegno della Regione per «accompagnare i detenuti nel reinserimento nel mondo del lavoro», Albertini rimarca le ragioni che hanno spinto «il Comune a realizzare questo progetto, a creare una struttura dedicata che per il bambino assomigli a una casa non impenetrabile bensì aperta a piccoli contatti quotidiani col mondo esterno», ovvero «un ambiente a misura di bambino». Struttura, continua il primo cittadino, dove il Comune fornisce «i contenuti, la sua sensibilità e la sua esperienza in materia di interventi per l’infanzia» anche «per infondere un sentimento di fiducia in questi bambini».
Responsabilità e impegno di alto valore civile che pone dunque Milano «all’avanguardia nella gestione di uno dei problemi più gravi degli istituti penitenziari». E come giustamente segnala Letizia Moratti, candidato sindaco della Casa delle libertà, «questo progetto più che pilota spero sia un faro che possa illuminare altre realtà», cioè un modello-Milano da esportare quale atto di civiltà nei confronti dei bambini. Segno, conclude il presidente della Provincia Penati, «di grande maturità» perché «quando si parla della dignità delle persone e dei bambini sarebbe da criminale non mettere da parte le appartenenze politiche».