La casa si fa un po’ più larga: per gli inquilini spazi comuni

C’era una volta una casa di ringhiera, c’era la «sciura» Ginetta che faceva la conserva e te ne regalava una bottiglia, c’era «il Tino» che ti invitava a guardare Lascia o raddoppia?, c’erano le voci in cortile nelle sere d’estate. Oggi, per la maggior parte dei milanesi, ci sono porte chiuse e saluti impersonali sul pianerottolo. Per molti, ma non per tutti. Anche nella nostra città, infatti, si sta rapidamente diffondendo il cohousing, l’esperienza, nata nel Nord Europa, delle comunità residenziali che prevedono spazi in condivisione, dalla lavanderia alla palestra, dalla sala ricreativa al piccolo laboratorio per il «fai da te». L’ultimissima novità nel settore è Residance, il primo progetto di cohousing in affitto in Europa lanciato da Innosense-Cohousing Ventures con il supporto dell’Assessorato allo Sviluppo del Territorio. Residance, che prevede la realizzazione di 38 appartamenti affittabili a 10 euro al mq al mese da giovani e coppie con meno di 35 anni, partecipa con l’installazione «10 euro al mq» alla mostra «Una casa per tutti», in corso alla Triennale fino al 14 settembre.
«I cohousers sono persone aperte agli altri che hanno scelto di creare comunità basate su regole condivise, senza connotazione ideologica o religiosa, ma come conseguenza di un crescente disagio di fronte a una vita urbana dove anche i più piccoli favori di vicinato, come lasciare il bambino in custodia per mezz’ora, sono diventati una rarità» spiega Luca Mortara, fondatore di Innosense, agenzia che lavora a Milano e provincia.
Simone De Battisti, 32 anni, sociologo, è uno dei futuri inquilini dell’Urban Village, 32 appartamenti alla Bovisa pronti nel giugno del 2009: «Il cohousing si basa su una reciprocità gratuita e non vincolante, non si è obbligati a stare insieme, si possono condividere momenti di svago e incombenze. In sociologia si chiama intelligenza collettiva». Qualche esempio? «Nei mesi scorsi ho incontrato gli altri cohousers e abbiamo progettato insieme gli spazi comuni: una sala da 150 mq adibita ad area ricreativa, una piccola piscina con spazio barbecue, una lavanderia e una “hobby room” per i piccoli lavoretti artigianali - spiega -. Poi ci siamo suddivisi i compiti. Qualcuno si occuperà del giardino, qualcun altro tratterà per scegliere le offerte migliori su internet. Abbiamo anche deciso di acquistare gli elettrodomestici da un unico fornitore per avere sconti». Risultato: un bel risparmio di tempo e di soldi.
«Abito in un condominio in centro città da 11 anni ma, a parte l’amministratore, non conosco quasi nessuno - dice Andrea Tagliabue, 38 anni, regista, pronto a trasferirsi a Nerviano, in un complesso residenziale di 15 appartamenti -. Con altri abbiamo progettato una sala dove organizzeremo laboratori d’arte e motricità per i nostri bambini, ma aperta anche agli altri abitanti di Nerviano».
Tra i futuri inquilini anche una coppia di pensionati. «Macché comune hippy - spiega Cristina L., 50 anni, titolare di una ludoteca in zona Ripamonti -. Abbiamo età, lavoro, provenienze sociali diverse e teniamo molto alla nostra privacy». Nessun figlio dei fiori, quindi, solo insofferenza diffusa alla conflittualità dei grandi condomini.