«A casa gli statali che rifiutano il trasferimento»

Responsabilità maggiori e compiti più duri per i dirigenti

da Roma

Licenziamento per il dipendente pubblico «in esubero» che rifiuta di essere trasferito. Poi reato di truffa per chi fa finta di essere malato e non va in ufficio. Le sorprese di Renato Brunetta non si sono esaurite con il «piano industriale». Ieri i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono andati al ministero della Pubblica amministrazione pensando di iniziare la trattativa sul documento consegnato la settimana scorsa. E invece il ministro gli ha fatto trovare una raffica di cartelle inedite. Il tema è lo stesso del piano presentato sette giorni fa: rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Stessi anche i principi guida, come quello della «valutazione». Solo che l’ultimo pezzo di piano spiega anche come sarà attuato.
Un organismo stabilirà le «unità di personale in esubero». In sostanza sarà istituito un sistema per capire se in un ufficio ci sono troppi impiegati. Se ce ne sono questi saranno collocati «a disposizione, con l’erogazione della sola retribuzione di base, riqualificate e riassegnate ad altra amministrazione». E se si rifiuteranno «il rapporto di lavoro si risolverà di diritto». Cioè saranno licenziati. Norma che oggi vale solo per il privato e il ministro intende importare nella pubblica amministrazione.
Brunetta prende di petto anche il tema della contrattazione collettiva nel pubblico impiego. Con un approccio che è opposto a quello dei sindacati. Ad esempio sottolinea come le leggi vigenti escludano alcune materie dalla contrattazione. Tra queste, i «modi di conferimento» di organi e uffici; le procedure di selezione (come si fanno i concorsi), e le dotazioni organiche degli uffici.
Ma il piano diffuso ieri entra ancora di più nel dettaglio. E così si chiarisce che la disciplina vigente in tema di sanzioni, che è «complessa quanto inefficace», andrà in soffitta, per fare spazio a nuove regole. Rigidissime. Si dovranno definire con precisione i comportamenti che danno luogo al licenziamento. Sicuramente «scarso rendimento» e «falsa attestazione di malattia». E qui si entra in pieno in tema fannulloni. La ricetta di Brunetta sconfina nel codice penale. Chi produrrà un falso certificato medico e verrà scovato, potrà essere accusato di «truffa aggravata». Il che significa che, oltre a rischiare il carcere, potrà essere sottoposto al procedimento disciplinare semplificato, anche questo previsto dal piano. Ma siccome tutto dipende da chi fa i controlli, il ministro Brunetta prevede un giro di vite anche per i medici. Che potranno essere licenziati in caso di falsa attestazione.
Particolari anche sul capitolo dirigenti. A loro andranno compiti più pesanti rispetto ad ora. Maggiori poteri nel gestire i loro uffici, ma anche più responsabilità. E saranno stabilite delle incompatibilità per garantirne l’autonomia. Capitolo, quest’ultimo, pensato soprattutto per le autonomie locali, dove il peso della politica è molto più forte ai piani alti dell’amministrazione. E che è gradito ai sindacati, in particolare alla Cisl.
Anche per i dirigenti vale il rafforzamento dei principi di responsabilità e premialità. E, tanto per dare un segnale in questo senso, il piano prevede il congelamento delle «indennità di risultato», che oggi sono praticamente automatiche. Non verranno più riconosciuti ai vertici della pubblica amministrazione, fino a quando non saranno studiati metodi per redistribuire le risorse, sulla base del merito.