Una casa a tutti: il piano del governo

La strategia di Palazzo Chigi: agevolare la vendita degli alloggi popolari ai legittimi occupanti e sostenere l’iniziativa privata per la costruzione di nuovi edifici in città

Roma - Più case per tutti. Il decreto legge, che è parte integrante della manovra finanziaria per il prossimo triennio, si propone un obiettivo ambizioso: aumentare l’offerta di alloggi per le categorie svantaggiate come famiglie a basso reddito, anziani, studenti fuori sede, sfrattati e immigrati regolari. Il «piano casa» del governo Berlusconi vuole affrontare alla radice una delle tante emergenze strutturali del Paese, ma la ricetta non è né statalista né dirigista e riprende il filo del discorso interrotto con la Finanziaria 2006, l’ultima firmata dal ministro Tremonti, nella quale aveva trovato spazio il «piano Brunetta» per risolvere l’emergenza.

Le linee direttrici dell’intervento, secondo quanto risulta dall’ultima bozza del provvedimento della quale il Giornale è venuto in possesso, sono due. In primo luogo, incremento e valorizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica a fini sociali. In seconda istanza, il coinvolgimento di soggetti privati per la realizzazione di nuove case.
Per quanto riguarda la prima parte è previsto l’incremento del patrimonio attraverso la vendita delle case popolari ai legittimi occupanti. Le risorse provenienti dalla cessione degli immobili agli inquilini verranno utilizzati per finanziare la costruzione di nuovi alloggi.

Più ampio, invece, il contesto riguardante i privati. Un orientamento strategico si concentra sulla costituzione di fondi immobiliari, partecipati da soggetti pubblici e non, che attraverso strumenti finanziari ad hoc acquisiscano e realizzino nuove case. Identico discorso vale per la società di progetto e per i programmi di promozione di edilizia sociale nelle aree metropolitane. Infine è prevista una serie di agevolazioni amministrative alle cooperative edilizie costituite dai soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate oggetto del provvedimento.

Ma che cosa potranno risolvere in concreto i programmi di promozione di edilizia sociale? Si tratta di piccole «leggi Obiettivo» applicate su scala comunale per sopperire alla carenza di alloggi. In pratica, si individuano le aree edificabili e si favorisce l’intervento dei privati con opportuni sgravi per la realizzazione delle nuove case. In particolare si possono trasferire i diritti edificatori ai promotori degli interventi purché una quota non inferiore al 60% delle unità abitative sia destinata al social housing. Oppure si possono ridurre i prelievi fiscali comunali e gli altri oneri per i costruttori che si cimenteranno in questo campo. Importante l’intervento dei fondi immobiliari anche in questo ambito.

A questo scopo confluiranno in unico Fondo presso il ministero delle Infrastrutture tutte le risorse stanziate da precedenti leggi in materia e non ancora utilizzate (la Finanziaria 2007 e il collegato 2008 prevedevano per questi obiettivi una spesa di circa 800 milioni di euro; ndr). Bisogna inoltre ricordare che il decreto non intende adottare la nuova prospettiva nel solo ambito del governo centrale, ma anche a livello locale. Un altro articolo, infatti, stabilisce che entro sei mesi dall’entrata in vigore i ministeri delle Infrastrutture e dei Rapporti con le Regioni in ambito di Conferenza unificata provvederanno a determinare le modalità per l’alienazione degli immobili degli Istituti case popolari agli inquilini (che avranno la prelazione) trasformando praticamente l’affitto in una rata del mutuo. Obiettivo: liberare nuove risorse.