La Casa Usher pronta a risorgere dopo la caduta

Il più delle volte quando si viene a parlare di libri, di editori, di pubblicazioni anche le più varie il discorso viene dirottato quasi subito sulle dolenti note. Si legge poco, si vende ancor meno, le remore, i rischi di qualsiasi impresa editoriale anche innovativa connotano puntualmente ogni e qualsiasi disamina. Del resto, a suo tempo, Valentino Bompiani, uno che di libri, di editoria sapeva parecchio, ebbe a dire con disincantato (e pragmatico) cinismo: «Un editore... è fatto più spesso di difetti che di qualità. Deve essere, per esempio, aggressivo, prepotente e colonialista. Deve spingere la propria ambizione fino alla vanità, per fare propria la vanità dello scrittore...».
Bene. Tutto ciò per dire che mettere mano ai libri per pubblicarli e se del caso riuscire a venderli o, massimamente, a farne degli strumenti utili per la nostra vita, risulta certissimamente la croce e la delizia di taluni che nel mestiere di editori sublimano insieme la loro inguaribile passione e una sorta di fatale cupio dissolvi.
In questi stessi termini si può riassumere, forse, l’inusuale avventura d’una già prestigiosa, rinomata impresa editoriale - La Casa Usher - balzata autorevolmente alla ribalta, tra il 1980 e il 1994, su impulso di Fabrizio Cruciani (versato specialmente nelle cose teatrali e in particolare raccordo con la Fondazione Teatro di Pontedera) che, indotta a interrompere per oltre un decennio la propria attività per oggettive difficoltà operative, torna ora in campo con due sintomatici volumi, Il segreto della Commedia dell’arte e Il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowski 1959-1969. Volumi che costituiscono per sé soli una precisa dichiarazione d’intenti sui progetti, la strategia editoriale del più immediato futuro della rinata Casa Usher.
Molteplici sono le ragioni che hanno determinato la scelta di Vittorio Giudici (fondatore altresì dell’originaria Casa Usher) e della sua società Volo Publisher di Firenze a ripigliare, a ripristinare le fila della già apprezzata produzione editoriale del passato con nuovi, più stimolanti progetti librari tutti attuali. Sull’onda, infatti, di fortunate iniziative intraprese in altri specialistici settori dedicati agli adolescenti e all’infanzia, la vecchia-nuova Casa Usher rinasce «con la volontà di ridare voci alle molteplici espressioni del teatro e delle varie culture dello spettacolo. Il programma editoriale comprende anche saggi sulla storia dell’arte, sui linguaggi delle arti visive e sulle scienze umane. È inoltre prevista una collezione di narrativa che privilegerà le memorie e il racconto di significative esperienze reali».
In definitiva, progetti, propositi editoriali forse ispirati alla saggia intuizione del vecchio Giuseppe Giusti, il quale nel suo Epistolario argutamente scriveva: «Il fare un libro è men che niente/ se il libro fatto non rifà la gente».