La casa venduta sottocosto? «C’era puzza...»

Dalle versioni delle segretarie di Fini e di Pontone, prese a verbale dai pm di Roma, saltano fuori dettagli interessanti. E una curiosa, precisa, concordanza di ricordi, diretti o de relato, sul «cattivo odore» che proveniva dagli appartamenti ereditati. Puzza insopportabile a dimostrazione che l’appartamento, secondo i finiani di stretta osservanza, faceva schifo. E dunque non valeva niente. Dimenticandosi di dire che a Montecarlo contano le mura e i metri quadri, non i resti degli escrementi dei gatti sul pavimento. Pecunia non olet, la casa chissà.
MARINO: «L’OK DI FINI AI 300MILA»La segretaria di Fini, Rita Marino, spiega che nessuno credeva che la malvestita contessa Colleoni avrebbe realmente lasciato in eredità ad An un patrimonio così vasto. Poi sciorina un dato rilevante: fu Fini a definire «congrua» l’offerta di 300mila euro per la casa. Pm: Ha saputo del lascito della contessa Colleoni al partito An? Marino: «La contessa Colleoni era una fervente sostenitrice del partito An e aveva una affezione particolare per il presidente Fini. (...) era solita voler avvicinare il presidente Fini e fargli presente che era sua intenzione lasciare le sue possidenze al partito. Debbo dire che l’aspetto esteriore della signora era molto modesto, sicché si commentava che l’eredità dovesse essere un fatto molto aleatorio (...)». Pm: L’appartamento in Montecarlo l’ha mai visto? Marino: «Sì, nel 2002 (...) con l’onorevole Lamorte decidemmo di visitare questo cespite(...). Debbo dire che ebbi una pessima impressione perché fummo investiti da cattivi odori che provenivano dall’interno (...)». Pm: Conosce le circostanze in cui il presidente Fini seppe della richiesta di acquisto dell’appartamento o dell’offerta di 300mila euro? Marino: «Non so nulla. Sul prezzo posso dire che allorché il presidente Fini ne parlò con il senatore Pontone, chiese a quest’ultimo quale fosse stata la valutazione data all’appartamento allorché era stato acquisito dal partito. Pontone disse che era stato valutato 450 milioni di lire, valore iscritto a bilancio. Allora il presidente Fini concluse che i 300mila euro potevano ritenersi congrui». (...)Pm: Che lei sappia il Tulliani si è interessato di affari per il partito o di immobili dello stesso? Marino: «Ribadisco di non sapere nulla di ciò. Lo escludo».
MOLINO: «CHE CASA, E CHE PUZZA»La segretaria del senatore Pontone, Anna Lucia Molino, che lavora per una delle tre srl che gestiscono gli immobili dell’ex An, racconta quel che ricorda della «pratica Montecarlo». Ci va giù pesante con le valutazioni olfattive, care all’indagine, e smentisce il tesoriere del partito a proposito di una visita alla casa che Pontone mette a verbale, e che la Molino tende a escludere. Pm: In occasione dell’acquisizione del patrimonio i cespiti furono materialmente visti da qualcuno? Molino: «I cespiti ubicati in Italia furono visionati da Lamorte e Pontone, anche perché per alcuni di essi vi era il problema che fossero mal tenuti e addirittura dagli stessi provenivano cattivi odori (...)Quanto all’appartamento ubicato in Montecarlo l’acquisizione al patrimonio dell’associazione An avvenne a mezzo di notaio monegasco, Aureglia, presso il quale si recò per la redazione dell’atto il senatore Pontone insieme con il senatore Antonino Caruso. Che io sappia il senatore Pontone non mi ha riferito di aver visto in quella circostanza l’appartamento (...). Fu certamente visitato dall’onorevole Lamorte e dalla signora Marino (...) qualche anno dopo (...) una delle ragioni di tale visita furono alcune segnalazioni (...) che indicavano cattivi odori dall’appartamento».
PONTONE E LA VISITA VIRTUALE
Come detto, al contrario di quel che sostiene la sua segretaria, Pontone nel faccia a faccia con i pm calca la mano sulle cattive condizioni dell’appartamento. Ricorda di aver visto danni interni, nel corso della sua prima visita al momento dell’acquisizione, eppure quella volta la casa Pontone la vide solo da fuori. Pm: In relazione al cespite di Montecarlo, più indicarmi le circostanze della sua acquisizione al patrimonio del partito? Pontone: «Ricordo che l’accettazione di quel cespite - si trattava di un appartamento - avvenne in Montecarlo, ove mi recai accompagnato dal senatore Antonino Caruso (...) e in quell’occasione insieme a Caruso visitai l’appartamento». Pm: Può descriverlo e indicare le sue caratteristiche e condizioni al momento dell’acquisizione? Pontone: «L’appartamento era costituito da due vani, un cucinino, un vano gabinetto, un terrazzino. Le sue condizioni erano fatiscenti nel senso che le strutture erano in stato di abbandono. Ricordo addirittura che erano in situazione di dissesto interno».
CARUSO: «PONTONE NON ENTRÒ»
Non c’è solo la Molino a smentire i ricordi di Pontone su quella visita. Anche il senatore Antonino Caruso, che in quell’autunno del 2000 andò con il tesoriere a Montecarlo, esclude che la casa sia stata visitata. Dettaglio confermato dal carteggio tra An, notaio e amministratore, agli atti dell’inchiesta. Pm: Può spiegarmi le circostanze di quest’incontro e quanto fu fatto in Montecarlo? Pontone: «(...)Ci recammo presso lo studio di costui (Dotta, ndr), (...) parlammo con un addetto, forse un architetto, che ci mostrò la pianta dell’appartamento e ci indicò dall’esterno lo stesso. Non potemmo visitare l’appartamento perché occorreva prima che si attuasse la procedura giurisdizionale di riconoscimento della qualità di erede (...) inoltre, mancavano le chiavi per aprirlo». Pm: Pontone (...) ha riferito che l’appartamento lo visitaste (...) lo ha descritto affermando anche che le condizioni delle strutture interne erano «in dissesto» (...). Pontone: «Ribadisco che nell’occasione in cui andammo insieme a Montecarlo, non visitammo l’appartamento».