Casa, ma la voglia di far cassa persuaderà anche chi ora dice no

Roma Il tavolo della trattativa si apre ufficialmente nel primo pomeriggio, negli uffici del ministero per gli Affari regionali. Presenti Gianni Letta, Giulio Tremonti, Raffaele Fitto, Vasco Errani, Leonardo Domenici e tutti i governatori. Un confronto che andrà avanti fino a martedì prossimo, termine ultimo per trovare la quadra seguendo quel metodo del dialogo - ricorda agli interlocutori Fitto - che ha portato nelle scorse settimane all’accordo sugli ammortizzatori sociali.
Gli enti locali, infatti, hanno sì preso le distanze dalla bozza di decreto che è girata in questi giorni, ma hanno anche loro interesse a che il progetto non sia affossato, fosse solo perché tra autorizzazioni e carte bollate sarebbero proprio loro a fare cassa. Il punto, però, è come redistribuire le competenze tra Stato centrale, Regioni, Province e Comuni. Proprio perché è l’avere o no potere regolamentare in materia lo strumento principale per imporre una qualche forma di tassazione a chi decidesse di beneficiare del piano-casa. È anche per questo, forse, che Umberto Bossi arriva a dire che «l’importante è parlare» e «alla fine l’accordo si troverà». E poi, aggiunge, «anche io ho bisogno di un locale per far studiare i figli».
La trattativa, dunque, è nel vivo. E riprenderà già oggi. È anche per questo che più d’uno nel governo ipotizza che la bozza girata nei giorni scorsi sia stata una velina fatta circolare da Palazzo Chigi. Un decreto legge che entrava nel più piccolo dettaglio, regolamentando sia l’aumento del 20 per cento della cubatura sia quello del 35 in caso di demolizione completa dell’immobile preesistente. Il Cavaliere avrebbe alzato il tiro per ottenere di più nella successiva trattativa. Tanto che da Napoli, ormai a sera, si lascia scappare che «le Regioni non possono sottrarsi» perché «sul piano casa in giro c’è un’aspettativa fantastica». Il problema, coglie nel segno il premier, è che sono «gelose delle proprie competenze».
Il tavolo con gli enti locali, dunque, andrà avanti fino a martedì. Con l’obiettivo prioritario di trovare un’intesa almeno su di una legge-quadro. Anche perché, è la convinzione ribadita dal premier, il piano casa darà un «deciso contributo» al rilancio dell’economia. Ancora di più con la campagna elettorale alle porte, visto che le Regioni guidate dal centrodestra (Veneto e Sardegna su tutte) si stanno preparando ad attuarlo nel minor tempo possibile, così da farne una bandiera in vista della tornata amministrativa ed europea dei primi di giugno. A trovarsi in difficoltà, a quel punto, sarebbero i governatori di centrosinistra: sia perché l’idea del piano casa riguarda quasi il 50 per cento delle famiglie italiane e può essere uno straordinario strumento di comunicazione, sia perché si troverebbero nella scomoda situazione di essere le uniche Regioni a non sfruttare l’occasione per fare cassa.
AdS