Casal Bertone, una notte da anni di piombo

Ancora botte, ancora feriti. Dopo un rimpallo dei ruoli tra presunti aggressori e presunti aggrediti, con gli occupanti di un centro sociale e i militanti di Fiamma tricolore che si scambiano accuse, in serata è il prefetto Achille Serra ad attribuire le responsabilità, indicando negli antagonisti di sinistra gli autori dell’attacco. Che nell’aria di Roma sia tornata la puzza degli anni ’70 si era già capito dagli eventi delle ultime due settimane: prima l’aggressione squadrista a Villa Ada, poi la manifestazione antifascista contro quell’episodio che finisce per scandire slogan dal tono vendicativo, lasciando sui muri scritte inneggianti ad Acca Larentia. E infine, ieri notte, l’ennesimo rigurgito di violenza politica, a Casal Bertone. Prolungati scontri tra i ragazzi di un centro sociale e i giovani della sezione di Fiamma tricolore, poi devastata nella notte dai militanti di sinistra. Le versioni di «okkupanti» e militanti di Ft coincidono solo nell’inizio e nella fine, ma divergono sul resto. I giovani di destra ammettono di aver fatto attacchinaggio nei pressi di una ex scuola occupata, e quelli di sinistra riconoscono di aver vandalizzato la sede della Fiamma tricolore. Ma i primi riferiscono di essere stati aggrediti, in 15, da 150 persone armate di spranghe e catene, e di aver «resistito» a una sorta di «agguato organizzato». Per poi subire l’assalto alla propria sede, con tanto di furto di computer, soldi e scooter. Mentre i secondi, al contrario, raccontano un’altra storia: trenta ragazzi di Ft avrebbero interrotto l’attacchinaggio per indossare caschi e scagliarsi senza alcun motivo contro la scuola, scandendo slogan fascisti, lanciando pietre, brandendo catene e ferendo tre persone. A dividere i contendenti e a evitare un bilancio peggiore è stata la polizia, che ha anche fermato cinque ragazzi della sinistra antagonista per porto di armi improprie. Alla fine la prima ricostruzione «terza» è quella di Serra: «Gli esponenti di estrema destra erano di meno e non erano lì per aggredire nessuno».