Casal Brunori: si indaga per omicidio e disastro

I CONTROLLI In via Maestrini è stato predisposto un servizio anti-sciacallaggio

Omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Sono i reati ipotizzati dalla procura di Roma per spiegare l’esplosione avvenuta domenica mattina nella palazzina in via Carmelo Maestrini 373, a Casal Brunori. Il fascicolo è ancora contro ignoti, anche se prende piede l’ipotesi che la fuga di gas, che ha causato la morte di due persone e il ferimento di altre tre, sia stata provocata volontariamente da Catalina Civicos Gonzalez, durante un tentativo di suicidio.
L’anziana spagnola, di 72 anni, che è ricoverata in coma farmacologico al S. Eugenio per ustioni sul 70 per cento del corpo, soffriva infatti di depressione, da quando suo figlio era morto due mesi fa sotto i suoi occhi. Il pm Francesco Scavo, titolare degli accertamenti, ha chiesto una consulenza tecnica e, in queste ore, sta vagliando la relazione dei vigili del fuoco. Ma l’idea che si sia trattato di un casuale incidente appare improbabile. Ieri il magistrato ha rilasciato il nulla osta per la sepoltura delle vittime, Elisa Castoldi, 27 anni, originaria di Vercelli, sbalzata nel cortile dall’esplosione, e Luisa Verdiglione, 42 anni, morta schiacciata da una trave crollata sotto la spinta dell’onda d’urto.
Elisa viveva nell’appartamento attiguo a quello dell’anziana, insieme al fidanzato, Cosimo Marano, di 33 anni e alla suocera, Concetta Palombo, di 62, entrambi ricoverati in ospedale per fratture. Luisa Verdiglione, invece, abitava in un’altra scala ed era l’ex moglie del nipote della signora Palombo. «Non riesco a pensare che a quelle due povere donne e a mio figlio che ora è sotto i ferri - dichiara Concetta Palombo - ho saputo della loro morte solo domenica sera. Ero molto affezionata a entrambe. Elisa viveva con noi e adesso non so nemmeno se i suoi parenti siano arrivati a Roma. Luisa, invece, lavorava nel mondo dell’informatica, ed era divorziata da mio nipote da circa quattro anni». Della spagnola, però, con la quale era amica da tempo, non vuole parlare. «Non abbiamo più niente, niente - prosegue disperata -. Mio marito Gaetano ora dorme da suo fratello e mio figlio, quando uscirà dall’ospedale, andrà da sua sorella Raffaella, che vive a Ciampino. Mio marito e mia figlia fanno la spola tra il mio letto e quello di Cosimo. Speriamo ci trovino un posto dove stare: non possiamo finire sotto i ponti».
Le dodici famiglie evacuate dal palazzo di via Maestrini, sono già state sistemate in appartamenti all’Ardeatino e l’amministrazione ha predisposto due navette messe a disposizione da Trambus per il trasporto dei bambini a scuola. «La protezione civile continuerà a distribuire pasti - spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Sveva Belviso - e, insieme ai controlli antisciacallaggio, nell’area, proseguono i lavori per il ripristino della normalità. L’esito positivo della prova di carico delle tubature del gas, ne ha consentito la riattivazione all’interno delle strutture, che sono state considerate agibili. L’altra sera è stata ripristinata anche acqua e luce». «Questo agevolerà il ritorno alla quotidianità delle famiglie», conclude l’assessore. Ma per il ritorno alla «normalità», ci vorrà molto, molto più tempo.