La casalinga Cucinotta improvvisa uno strip

da Roma

Poche foglie di marijuana nel posto sbagliato possono scatenare una serie di reazioni a catena che ha come scopo di dimostrare una verità scontata ma non banale: «Le persone solo una volta su cento sono quello che sembrano». Lo sentenzia Corrado Calda nella doppia veste di principale interprete e cosceneggiatore della commedia Sweet sweet Marija diretto da Angelo Frezza, che uscirà venerdì nelle sale. Tra le perle del film, oltre il piglio leggero e irriverente di una commedia che ambisce come ogni riuscita pochade a mettere a nudo le ipocrisie e le debolezze del nostro vivere insieme, c’è una Maria Grazia Cucinotta esuberante e solare.
Un’opera prima (per di più a basso budget) deve avere buone credenziali per attirare un’attrice come la Cucinotta. «Mi piaceva l’idea di interpretare una donna normale attanagliata dai problemi di tutti. Certo, alla fine anche lei verrà stravolta dall’incidente culinario, ma saprà resistere all’onda d’urto». Un’onda annunciata fin dalle prime scene e che non toglie però ritmo e simpatia a questa commedia dove si descrivono, più che raccontare, alcuni tipi fin troppo comuni: l’affarista preso dal vortice del successo economico (uno strepitoso Adolfo Margiotta), un manager tutto teorie e sogni repressi (Pietro Sermonti), un architetto con troppe bollette da paghare (Corrado Calda) e sua moglie (la Cucinotta), sconsolata e annoiata come ogni casalinga che si rispetti. La vita di tutti loro sarà sconvolta dal menù esplosivo che verrà inconsapevolmente servito dalla «casalinga disperata». «Quando ho letto il copione non ho pensato a eventuali problemi per l’immagine nell’interpretare una storia in cui si parlasse di droghe leggere - spiega la Cucinotta, normalmente dedita ad iniziative per l’infanzia -. Nel nostro caso la marijuana è un espediente per puntare il dito verso una società che ci costringe ad assumere delle maschere per essere accettati». Tante le citazioni per cinefili del film. Alla fine la Cucinotta si lancia anche in uno spogliarello autoironico e divertito. «Non mi sono mai spogliata completamente per il cinema - aggiunge l’attrice - penso sia molto meglio lasciare immaginare. Mai dire mai, chissà, magari a 40 anni qualcuno mi convincerà a posare nuda».
La Cucinotta, intanto, continua a portare avanti alcuni progetti in veste di produttrice, tra i quali L’imbroglio nel lenzuolo che rievoca la lavorazione del primo film muto girato nel sud Italia. «Dovrebbe dirigerlo Alfonso Arau e la fotografia dovrebbe essere di Vittorio Storaro». Come attrice ha interpretato Flylight di Roberto Lippolis ed è nel cast di When did you leave heaven? del britannico Nicolas Aleman.