La casalinga disperata che adesso sogna di ritornare con Silvio

Dopo cinque minuti che l’aspettavo nella sala riunioni di Federcasalinghe, entra con vivacità la leader, Federica Rossi Gasparrini, che si scusa per il mancato funzionamento del condizionatore per non so quale difetto elettrico. Le faccio notare che invece funziona benissimo e che mi sono meravigliosamente refrigerato nell’attesa. «Ah sì?!», dice con stupore di fanciulletta mentre l’impianto romba e un fiotto di aria gelida ci colpisce entrambi. Sorride per l’equivoco e mi fa segno di sedere.
Non che sia svampita, per carità, ma la settantunenne Gasparrini ha un che di vaporoso che contrasta con la sua fama di coriacea portabandiera dei diritti delle massaie. Ha i capelli sciolti, tinti di un biondo stinto e una rosea camicetta ricamata con le trine della nonna dei versi di Gozzano. Ma non è affatto una sprovveduta e prima dell’intervista fa venire la segretaria che su un blocco intestato «Camera dei Deputati» appunterà domande e risposte per evitare che il cronista lavori di fantasia.
«Dopo una legislatura alla Camera non si è ricandidata. Delusa?», chiedo.
«Molto. Il Parlamento ha poco potere rispetto a partiti, governo, potentati. Una voce sociale come la mia non è ascoltata, tanto più se è isolata», dice. Alle spalle, ha il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo coi contadini in marcia.
«Vox clamantis in deserto», la compiango.
«Il popolo non sa quanto poco conti. Mi è piaciuto Renato Brunetta che ha detto di recente: “I cittadini devono imparare a pretendere”. Bravo Brunetta. Dice le cose e le fa. Gli auguro grandi successi».
«Lei che si è sempre battuta per le pensioni altrui, non avrà quella da parlamentare. La legislatura è stata troppo corta».
«Ci siamo rivolti agli avvocati per costringere la Camera a consentirci di integrarla. Le battaglie mi piacciono e mi batterò. Ma sono entrata con altri obiettivi che la pensione», dice mentre la penna della segretaria corre veloce.
«Se si faceva rieleggere risolveva il problema».
«Sono più serena così. Ho tanto sofferto per le accusa alla casta che mi sentivo sporca».
«Non si è ricandidata perché nessuno la voleva o perché da sola non ce l’avrebbe fatta?».
«Il primo ostacolo alla mia ricandidatura è stato mio marito che mi diceva di continuo: “Quand’è che torni a casa?”. Poi sono finita nei guai di Mastella. Errore di cui mi assumo la responsabilità. La mia rinuncia ha amareggiato la Federcasalinghe. Per loro avere un parlamentare era un punto di arrivo. Ma io non so stare dove devi sempre dire sì agli altri».
«I suoi salti della quaglia politici sono proverbiali. Ha cominciato con Andreotti, Craxi... ».
«Craxi mai. Mai visto, mai piaciuto. Andreotti, sì. Lui aveva simpatia per le casalinghe e le famiglie. Non potevo non ricambiare», dice e beviamo due bicchieroni d’acqua che ci hanno appena portato.
«Ha appoggiato Segni, ha avute simpatie per Berlusconi nel ’94... ».
«Altro che simpatia. Gli abbiamo fatto vincere le elezioni. Pensavamo a un ritorno per le donne. Dopo la vittoria, mi telefona e dice: “Ho messo in Finanziaria l’assegno per le casalinghe e l’assicurazione sugli infortuni domestici”. Ho fatto subito il comunicato e invece non c’era niente».
«Poi, è passata a sinistra diventando sottosegretario del Prodi I».
«D’Alema, non Prodi, era il mio riferimento. Per anni, siamo stati con lui. Ci ha fatto portare a casa cose importanti».
«Nel 2006 ha preso una cotta per Di Pietro diventando deputato Idv», e sono ancora a metà delle giravolte.
«La lista Di Pietro è stato il mezzo per entrare in Parlamento, ma ero in quota D’Alema. Fui io a presentare Di Pietro a D’Alema che poi lo candidò al Mugello. Ora Massimo mi odierà per averlo fatto».
«Poi, lasciò Di Pietro».
«Con lui, perdevo tempo. Sui temi sociali è insensibile. Passai con Mastella. Diceva che tra noi c’era sintonia, il che è anche vero. Così sono diventata presidente Udeur. Poi, è andata male e non mi sono ricandidata».
«È tale e quale a Enrico Mattei che usava i partiti come taxi. Lui per gli interessi dell’Eni, lei per le casalinghe».
«La Federcasalinghe si aspetta che realizzi i desideri delle iscritte. Il partito non conta, importante è il raggiungimento dell’obiettivo. Scelgo le alleanze con quest’unico scopo».
«Ma lei cos’è politicamente?», sbotto.
«Come me stessa, perché se rappresenti altri ti devi cancellare, sono liberale con un misto di socialismo. La maggioranza dei cattolici italiani è così. Sono l’italiano medio», dice. Adesso che si fida di me, accomiata la segretaria che in fervido silenzio ha preso quattro volte più appunti del cronista. La signora raccoglie le carte e se ne va ieratica come Dante con la Divina Commedia.
Il suo vero feudo è Federcasalinghe.
«Spero che il ministro Sacconi ci dia una mano. Voglio un sistema in cui le donne allevino i figli e poi, con corsi di aggiornamento, rientrino nel mercato del lavoro. Perché lasciare agli stranieri, per esempio, il ruolo di badante? L’Italia butta risorse umane, in massima parte femminili. Le donne però vanno aiutate. Per esempio, attivando il fondo di solidarietà per il mutuo sulla prima casa, previsto dall’ultima Finanziaria».
Quanto valete elettoralmente?
«Novecentomila voti secondo l’Osservatorio di Pavia».
Lei è una donna di potere?
«Sono una donna infelice. Vedo attorno a me problemi che non riesco a risolvere e questo mi fa stare male».
Studia da santa?
«Oh, che dice?! Tutto dipende dall’educazione. Io ho quella lombarda (è di Cremona, ndr) per la quale devi restituire agli altri ciò che hai ricevuto».
La Casta di Rizzo e Stella le ha fatto le bucce dedicandole il capitolo «Politica e Affari, onorevoli Spa».
«Non ho letto il libro. Lo leggerò e li denuncerò. Tutti possono testimoniare che non ho mai fatto affari. Stella aveva già scritto lo stesso articolo dieci anni fa».
Dicono che faccia capo a Federcasalinghe una costellazione di srl, tipo multinazionale.
«Fosse vero! Avrei le risorse per fare buone azioni. Chiederò i soldi a Stella. Le società sono due con un fatturato microscopico. Per legge, rispondo per l’associazione col mio patrimonio personale».
Suo figlio Lorenzo, denunciano gli autori, è a capo di tutto il suo massaificio.
«Penso di avere danneggiato mio figlio inserendolo nella struttura. Ma, rischiando di mio, mi rassicurava. Doveva essere transitorio, poi Lorenzo si è appassionato. Chissà perché Stella ha scritto tanto di me senza sentire il dovere di intervistarmi. Ci vedremo in tribunale».
È ancora tentata dalla politica?
«Non più. Sono alla fine del mio lavoro per gli altri».
Come ha orientato il voto delle iscritte alle elezioni?
«Più sul centrodestra, ma non in modo rigido. Ho escluso solo le estreme, Lega e Sinistra Arcobaleno».
Le prime mosse del governo?
«Ottime, positive, concrete. Ha cercato di dare risposte e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno. Incontrerò presto Berlusconi. Potrebbe aiutare molto le donne. Ha un debito con noi e io ho fatto il nodo al fazzoletto».
Cosa pensa del Cav?
«Da una parte, molto bene: moderno, combattivo, coraggioso. Dall’altra, sono perplessa. Non riesce a essere costruttivo in politica come lo era da imprenditore».
È sotto schiaffo delle toghe.
«Indagarlo è di moda. Per lui è difficile difendersi. Da troppi anni ci sta dentro. Ha ormai un blocco psicologico. Al G8 l’ho visto sofferente. Sono per lo stop ai processi finché è premier. Deve ritrovare la fantasia dell’imprenditore».
Nostalgia di Prodi?
«No. Ha procurato solo amarezze. Questo governo dà più speranza, è più aperto e positivo».
Cosa finora non le è piaciuto?
«La schedatura dei bimbi rom. Lo dico da vicepresidente mondiale del Movimento delle mamme».
Ai tempi della cotta, ha detto di Di Pietro: «Il migliore dei migliori. È un uomo». Lo ripeterebbe?
«Non ricordo. Ora, non lo direi. Non mi piace il Di Pietro di oggi. Mentre da magistrato, come associazione, lo abbiamo molto, molto sostenuto».
In genere, chi lo conosce lo evita. Da Elio Veltri a Pietro Mennea, Federico Orlando, Giulietto Chiesa.
«Tra noi e Di Pietro c’è una differenza culturale profondissima. Ai tempi dell’indulto fu peggio che ambiguo. Lasciò che il provvedimento andasse avanti attraverso un suo sottosegretario e il presidente Idv della Commissione giustizia, Pisicchio. Poi, invece, votò contro e ci imbastì sopra un campagna propagandistica. Io votai per l’indulto e lo lasciai».
Ora è girotondino.
«Lo sfrenato protagonismo mediatico di Di Pietro è ingiusto verso la gente impaurita del futuro che anela alla serenità. Esasperare le polemiche è contro l’interesse del popolo».
Il suo prossimo innamoramento politico?
«Spero in Berlusconi. Mi auguro che faccia bene e sia attento alla famiglia. Allo stesso modo, auspico che nasca una bella opposizione e per questo spero, non già in Veltroni, ma in D’Alema che sa guardare lontano».
Tra un invito del Cav a Villa Certosa e uno di Prodi sull’Appennino emiliano, quale sceglie?
«Quest’estate devo stare con mio marito».