CASALINGHE, ATTENTE AI TROPPI INTRIGHI

Quando una serie tv ha l'onore della citazione nientemeno che dalla first lady americana, che confessa di sentirsi anche lei una «casalinga disperata», la strada del successo diventa ovviamente ancora più facile. Il successo di Desperate Housewives, giunto alla seconda stagione (lunedì su Fox Life, ore 21) è del resto pienamente meritato, trattandosi di una serie scritta magistralmente (il testo della voce fuori campo ne dà una prova ulteriore, con la sua sapiente sintesi di matrice letteraria) diretta con talento chirurgico e interpretata con efficacia proporzionale alla felice caratterizzazione narrativa dei personaggi, che anche visti una sola volta non si dimenticano più. Tuttavia, al vaglio di questa seconda stagione appena iniziata, sarà interessante riscontrare se ha ragione quella parte della critica americana che ha cominciato a prendere un po' le distanze dagli incondizionati entusiasmi per una fiction che rimane di alto livello, ma non a tal punto da sottrarsi a qualche lecito distinguo che l'iniziale luna di miele con gli spettatori aveva impedito di esprimere e forse anche di cogliere. Alle «casalinghe» viene ad esempio rimproverato il progressivo scivolamento verso un copione troppo ricco di intrecci, talvolta macchinosi e non sempre realistici. È una tendenza che si era colta nella parte finale della prima stagione, e che troverà ulteriore impulso nella seconda. Quasi che la sceneggiatura avesse avvertito il bisogno di caricare la fiction di una serie continua di avvenimenti inquietanti, di situazioni ai confini della realtà, per sottolineare con molta insistenza il lato nascosto della apparentemente tranquilla vita borghese. Cosicché, in qualche punto della serie, alla grazia iniziale con cui veniva fotografato il «non detto» della condizione femminile immortalata tra le pareti domestiche si è andato sovrapponendo un intento di esplicitazione didascalica che appesantisce l'insieme, o ne inficia almeno in parte la credibilità. Qualche altra critica, più prevedibile, riguarda poi il come e il quanto le protagoniste siano davvero credibili nei loro comportamenti, perché si tratta pur sempre di casalinghe che se la passano bene, dotate di villette con giardino e parrucchiere sempre a portata di mano. Nessuna di queste valutazioni può togliere valore alle Casalinghe Disperate, ma questa seconda stagione di una serie già entrata nell'immaginario collettivo è comunque un'ottima palestra di esercizio critico anche per il pubblico italiano dotato di parabola, che ha la possibilità di seguire l'evolversi delle vicende ambientate a Wisteria Lane e di confrontarle con le impressioni dell'annata precedente.