Tra casalinghe e massoni, Di Pietro «vale» 20

L’ex pm incassa 16 deputati e quattro senatori, da Franca Rame a Leoluca Orlando

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Sei anni di duro lavoro da formichina» e una meticolosa campagna acquisti su e giù per l’Italia hanno consentito ad Antonio Di Pietro di diventare il quarto partito dell’Unione. Che siano 25 (quelli rivendicati dall’ex eroe di Mani Pulite) o 20 (quelli finora assegnati dal Viminale), i parlamentari dipietristi sono una variopinta comitiva. In cui c’è un po’ di tutto.
Ci sono infaticabili frequentatori dei palazzi romani come Egidio Pedrini, sindaco di Zeri (Massa Carrara), ex consigliere di amministrazione dell’Alitalia e deputato dell’Udeur, ma anche giornalista e direttore della rivista Ulisse 2000. C’è il calabrese Aurelio Misiti, ingegnere e docente universitario che ha fatto di tutto e di più: capo dei periti per la strage di Ustica e segretario della Cgil-Scuola, sindaco di Melicucco (Reggio Calabria) e membro della delegazione italiana per il Giubileo, assessore regionale, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, commissario straordinario per le grandi opere al Sud di nomina berlusconiana e sostenitore del Ponte sullo stretto osteggiato dal centrosinistra.
C’è il pugliese Pino Pisicchio (già Dc, Rinnovamento italiano e Udeur), più volte alla Camera e al governo, ma anche docente universitario di Psicologia della comunicazione sociale, direttore del settimanale Il centrista e autore di oltre trenta libri. Tra questi La sera andavamo ai Santi Apostoli, divertente pamphlet sulle trattative per le candidature dell’Ulivo nel 2001: quindici giorni senza interruzioni scanditi da panini, penniche sulle poltrone e battute come quella del comunista Marco Rizzo: «Ma nessuno qui ha voglia di tornare a casa e di farsi una scopata?».
C’è l’indomita Federica Rossi Gasparrini, leader storica della Federcasalinghe (non disperate), nonché presidente del consorzio «Molise Sviluppo» per l’attuazione del contratto d’area «Molise Interno». Fervente sostenitrice nel ’92 di Mariotto Segni, nel ’94 di Berlusconi e nel ’96 di Prodi (per intercessione di D’Alema), da cui fu gratificata con un posto da sottosegretario al Lavoro, la Gasparrini si conferma una formidabile macchina da guerra elettorale. Delusa dai Ds («Hanno preferito candidare gente come Bobo Craxi»), ignorata dalla Margherita («Con i dirigenti nazionali non abbiamo mai avuto rapporti seri»), ha stretto un patto di ferro con Di Pietro. E ha piazzato altre 15 casalinghe nelle sue liste (ma naturalmente è stata eletta solo lei).
Altri dissidenti dei Ds sono l’ex presidente della giunta regionale sarda Federico Palomba e l’ex deputato Fabio Evangelisti. Dalla Margherita arriva l’abruzzese Carlo Costantini. Dipietrista della prima ora è invece Giorgio Calò, ex sondaggista della Directa.
E c’è la società civile, o quello che ne resta dopo il tramonto del mito: portatori di voti come Luciano D’Ulizia, presidente dell’Unci (cooperative laiche), un sindacalista che fa sempre comodo (Giuseppe Caforio, segretario dimissionario della Federazione italiana operatori tecnica ortopedica), il mazziniano napoletano Giuseppe Ossorio, iscritto alla massoneria del Grande Oriente d’Italia. Ci sono l’economista Antonio Borghesi e un paio di avvocati (il lucano Felice Belisario e il siciliano Salvatore Raiti). C’è un cardiologo campano, Americo Porfidia, per due volte sindaco di Recale (Caserta), dove ha inventato il concorso canoro «Le voci bianche» («una sorta di Zecchino d’oro che ancora molti ricordano»).
Infine non potevano mancare i dipietristi nel mondo. C’è Sergio De Gregorio, giornalista napoletano di lungo corso e presidente dell’Associazione italiani nel mondo che vanta sedi a Buenos Aires e a New York sulla Fifth Avenue oltre a un canale satellitare «che si candida a essere un punto di riferimento per le comunità italiane sparse nel pianeta». E c’è il cavaliere Antonio Razzi, presidente dell’Associazione abruzzesi in Svizzera, dove è un’autorità riconosciuta. A Lucerna organizza party con prelibatezze tipiche cucinate da chef arrivati da Pescara (delizie di mare, risotto cozze e radicchio, rigatoni al sugo di scampi, filetto di orata con aceto balsamico e rosmarino...) ed esibizioni del campione del mondo di organetto, «il teramano Vittorio il fenomeno». E si appresta a portare in terra elvetica «due manifestazioni che seguiamo spesso e con vivo interesse: la carovana di Miss Adriatico e quella del campionato della cucina per casalinghe». Sempre che a Montecitorio trovi il tempo per farlo.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it